Apple, il diverso destino del Lisa e del Macintosh (e perché il design conta)

Apple Macintosh vs Lisa Inexhibit

Apple, il diverso destino del Lisa e del Macintosh (e perché anche il design conta)

Ci sono pochi dubbi che il Macintosh e il Lisa, i due “gemelli diversi” prodotti da Apple nei primi anni Ottanta, abbiano entrambi rivoluzionato il concetto stesso di personal computer. Mentre però il progetto del Macintosh “classico” fu un successo straordinario e (in diverse versioni) vendette milioni di pezzi tra il 1984 e il 1995, il Lisa venne abbandonato in soli tre anni, dopo aver venduto solo circa 100.000 macchine, diventando così uno dei maggiori fallimenti commerciali di Apple. Ma perché le cose andarono in modo tanto differente se i due computer si assomigliavano tanto, almeno in apparenza? Cercherò qui di approfondire la questione e di spiegare le ragioni di un destino tanto diverso.


Apple Lisa (1983)

Lo sviluppo del Lisa (se il nome fosse un acronimo per “Locally Integrated Software Architecture”, o sia stato ispirato da quello della prima figlia di Jobs è argomento dibattuto) iniziò alla fine degli anni Settanta, dapprima con l’intenzione di creare una macchina relativamente tradizionale che rimpiazzasse l’Apple II.
L’ispirazione di dotare il nuovo computer di una interfaccia grafica e di un mouse venne in mente a Steve Jobs dopo aver visto la workstation Alto e altri progetti durante due visite al centro ricerche Xerox PARC a Palo Alto nel corso del 1979; visite la cui reale importanza è stata in seguito negata da alcuni ma che Jobs stesso confermò di persona.

“C’erano tre o quattro persone che insistevano perché andassi allo Xerox PARC a vedere quello che stavano facendo, così alla fine mi decisi e ci andai. Furono molto gentili e mi mostrarono quello su cui stavano lavorando, mi fecero vedere tre cose in effetti. Ma ero talmente abbagliato dalla prima che non vidi realmente le altre due. Una delle cose che mi furono mostrate fu la programmazione orientata agli oggetti. Me la fecero vedere ma io non la notai davvero. L’altra che mi mostrarono fu un sistema di reti di computer, ci saranno stati un centinaio di computer Alto, tutti messi in rete, dotati di e-mail, eccetera, eccetera.
Ma io non vidi nemmeno quella. Ero così accecato dalla prima cosa che mi avevano mostrato che era l’interfaccia grafica. Pensai che fosse la cosa migliore che avessi mai visto in vita mia. Ora, ricordate, era molto imperfetta, vedemmo che era incompleta, che avevano sbagliato un sacco di cose; ma quello di cui ci rendemmo comunque conto è che il principio di un’idea era lì in quel momento e che avevano fatto un gran lavoro. E in dieci minuti mi fu evidente che tutti i computer avrebbero funzionato in quel modo, un giorno.
(Da una video intervista di Bob Cringely a Steve Jobs del 1995). °

Apple Lisa 1983

L’ Apple Lisa in un’immagine pubblicitaria del 1983

Presentato a gennaio 1983, il Lisa aveva un hardware piuttosto avanzato per l’epoca, era equipaggiato con un processore a 16/32 bit Motorola 68000, 1 MB di RAM, due unità dischetto da 871K, un monitor monocromatico integrato da 12 pollici con una risoluzione di 720 X 364 pixel, un disco fisso esterno opzionale da 5 MB e una periferica allora pressoché sconosciuta, un grosso mouse squadrato a tasto singolo.
Il sistema operativo, chiamato Lisa OS, offriva un’interfaccia grafica orientata agli oggetti basata sulla metafora della scrivania, con icone, cartelle e un cestino dei rifiuti. Si trattava di un ribaltamento totale dell’approccio in voga al tempo. Ad esempio, invece di lanciare un programma e in seguito creare o aprire un file attraverso di esso, si doveva semplicemente cliccare su un documento, lanciare l’applicazione corretta e tutto il resto erano gestiti dal sistema operativo che svolgeva tutto il processo in modo trasparente. Insieme al computer veniva fornita una suite di sette applicazioni, tra cui un programma di videoscrittura, uno di disegno pittorico e un foglio di calcolo.

Apple Lisa patent

Un disegno dell’involucro del Lisa tratto dal brevetto americano Des. 277,573 (19 febbraio 1985), la domanda di brevetto riporta Bill Dresselhaus come ideatore principale e Kenneth Campbell, Clive Twyman e Douglas Dayton come coautori

Apple Lisa 1983 03

Apple Lisa 1983 02

Apple Lisa OFfice System 3.1 screen shot

Una cattura di schermo del Lisa Office System 3.1 (risoluzione reale); imagine: Nathan’s Toasty Technology page (http://toastytech.com/)

Xerox Star 1981

Immagine pubblicitaria dello Xerox Star (1981); immagine Digibarn Computer Museum riprodotta sotto licenza CC BY-NC 3.0

Lo sviluppo del computer e del suo software erano stati lunghi (ben cinque anni), costosi e irti di difficoltà; il desiderio di recuperare gli alti costi di sviluppo portarono Apple a vendere in Lisa ad un prezzo di quasi 10.000 dollari del 1983, decisamente elevato anche per quei tempi (era circa il doppio di quello di un IBM XT con 10MB di disco fisso).

Inoltre, Jobs aveva abbandonato il team del Lisa circa un anno prima del lancio del suo lancio in conflitto con l’allora amministratore delegato di Apple, Mike Scott; dedicandosi invece alla creazione di una nuova macchina più semplice ed economica: il Macintosh.

° A quanto mi risulta, parlando delle sue visite al PARC, Jobs menzionò sempre l’Alto, che era un progetto vecchio di sei anni, ma mai lo Xerox Star, che era in fase di sviluppo al PARC in quel momento (venne introdotto sul mercato nel 1981); è possibile sia che Jobs non abbia visto né lo Star né il suo sistema operativo, sia che gli sia stata mostrato un qualche tipo di prototipo dell’interfaccia grafica poi usata per lo Star che, sotto vari aspetti, è molto più simile alla GUI del Lisa di quella dell’Alto.


Apple Macintosh (1984)

La Apple iniziò lo sviluppo di un nuovo computer, meno costoso della futura ammiraglia Lisa, nel 1979 sotto la direzione di Jef Raskin. Fu però dopo che Jobs si unì al programma che quella piccola macchina compatta, già soprannominata Macintosh (dal nome di una qualità di mela) * acquisì una GUI e un mouse.

Lanciato nel gennaio del 1984, il Macintosh era in apparenza una “versione ridotta” del Lisa con molta meno RAM (128KB contro un mega, e di tipo non protetto), una risoluzione grafica inferiore (170,104 pixel contro 259,200), un monitor più piccolo (nove pollici contro dodici) e nessuna possibilità di collegare un hard disk, neanche come opzione. Due importanti eccezioni erano la maggiore velocità del processore Motorola 68000 (7.8 MHz invece di 5) e la capacità di riprodurre suoni che fece del Macintosh uno dei primi personal computer “multimediali” mai prodotti. L’hardware semplificato, il più semplice sistema operativo e la possibilità di avvantaggiarsi dell’esperienza già fatta da Apple con il costoso programma Lisa permisero all’azienda di vendere il Macintosh ad un prezzo molto più basso di quello del “fratello maggiore”: poco meno di 2.500 dollari (equivalenti a circa 6.000 dollari del 2018).

Apple Macintosh 1984 advert

Una pubblicità del Apple Macintosh del 1984

Apple Macintosh patent

Due disegni dell’involucro del Macintosh dal brevetto U.S. patent Des. 285,607 (16 settembre 1986), il brevetto cita Steve Jobs, Jerrold “Jerry” Manock e Terrel “Terry” Oyama come ideatori

Apple Macintosh GUI 1984

Schermata del’interfaccia grafica del Macintosh (risuluzione reale); immagine: Nathan’s Toasty Technology page (http://toastytech.com/)

Apple Macintosh 128K and Color Classic II

L’evoluzione del Apple Macintosh dal modello del 1984 al Color Classic II (1993)

Macchina dall’hardware inizialmente assai limitato, il primo Macintosh evolvette presto in modelli più performanti e meglio equipaggiati, in tal modo rivelando il proprio vero potenziale. Nel 1984 il Macintosh veniva fornito con due programmi inclusi, il programma di videoscrittura MacWrite (che aveva capacità WYSWYG, specialmente dopo l’introduzione della stampante Apple LaserWriter nel 1985) e il programma di disegno MacPaint. Ma il successo della macchina esplose letteralmente dopo l’arrivo di programmi compatibili prodotti da terze parti – come Microsoft Word,  QuarkXpress e Adobe Photoshop – che ne fecero una delle piattaforme preferite per il desktop publishing. ***

* Il nome Macintosh (o Mac dal 1998), che identifica oggi tutti i computer prodotti da Apple, era in origine solo quello del modello specifico di computer presentato a gennaio 1984, spesso (ed incorrettamente) chiamato primo Macintosh, Macintosh originale o Macintosh 128K (che in realtà è un modello leggermente diverso tecnicamente introdotto solo qualche mese più tardi).

** Nonostante la frequenza di clock più elevata, la CPU del Macintosh condivideva la memoria di sistema con il controller video, il che la forzava a rimanere inattiva circa un ciclo ogni quattro; di conseguenza, la potenza di calcolo disponibile per le applicazioni era uguale o solo marginalmente superiore a quella del Lisa.

*** Mi ricordo ancora l’impressione che mi fece vedere la mia tesi di laurea, che avevo scritto con il programma di videoscrittura Wordstar per DOS su un IBM XT, trasformata in qualcosa di aspetto completamente diverso utilizzando un MS Word (con caratteri tipografici!) installato sul Macintosh 512K di un amico e poi stampata con una LaserWriter.


Le ragione di un destino diverso: il lato commerciale

Come già accennato, nonostante fossero stati presentati solo a qualche mese di distanza (il Lisa fu il primo) e nonostante molte somiglianze, il Macintosh e il Lisa ebbero destini commerciali totalmente diversi.

Ci sono varie ragioni economiche per questo. Il Lisa era una macchina costosa, rivolta alle grandi aziende, alle università e ai centri di ricerca; con un prezzo di quasi 10.000 dollari nel 1983 (equivalenti a circa 25.000 dollari del 2018) era qualcosa che difficilmente un privato avrebbe comprato facilmente per uso personale. Non un vero e proprio personal computer, il Lisa si trovò a competere con workstation Unix ad alte prestazioni come il Sun 1 o la Apollo DN300 da un lato, e con computer da ufficio meno costosi come gli IBM PC e XT dall’altro.
Oltretutto, la GUI del Lisa, benché rivoluzionaria, era anche troppo impegnativa per l’hardware del tempo, il che rendeva il Lisa una macchina notoriamente lenta e sottodimensionata. A dire il vero, anche il Macintosh 128K era una macchina dalle prestazioni modeste, ma questo era assai più accettabile in un computer, destinato soprattutto all’elaborazione di testi e alla grafica di base, il cui costo era un quarto di quello del Lisa.

Un altro problema fu il mercato di riferimento; sotto alcuni aspetti il Lisa era una macchina “user-friendly” apparentemente rivolta ad una platea di utenti non particolarmente esperti di tecnologie informatiche, mentre per altri aspetti si trattava di una costosa workstation per il settore scientifico, della ricerca e dello sviluppo del software. In realtà non era né un personal computer né una workstation ad alte prestazioni ma qualcosa a metà tra i due, un ibrido privo di un vero e proprio mercato di riferimento. Anche quando il prezzo della macchina venne dimezzato nel 1984 con il modello Lisa 2, il numero di potenziali acquirenti rimase semplicemente troppo ridotto per quel tipo di computer.

“Il Lisa fu per vari aspetti eccezionale, in un certo senso era assolutamente in anticipo sui tempi, ma (..) per il nostro mercato, per la nostra rete commerciale 10.000 dollari erano una cosa impossibile; realizzammo quindi un prodotto che era totalmente in contrasto con la cultura, l’immagine, la rete commerciale della nostra azienda e con i nostri clienti del tempo, nessuno di loro si poteva permettersi un prodotto come quello, e fu un fallimento” (Steve Jobs, 1995)

In sintesi, il concetto del Lisa era tecnicamente rivoluzionario ma obsoleto da un punto di vista commerciale perché si rifaceva al vecchio modello di mercato risalente agli anni Settanta. (Jobs incolperà quella parte del management di Apple proveniente da Hewlett Packard e dalle forniture per le grandi aziende per quell’errore).
Al contempo, il Macintosh rappresentava invece l’alba di una nuova era, quella dei personal computer che tutti potevano imparare ad usare. Non è un caso che un Macintosh, magari di seconda mano, sia stato il primo computer di tanti studenti.

Apple Lisa and Macintosh advertisement

Apple Lisa and Apple Macintosh commercials

Due video pubblicitari degli anni Ottanta, uno per Apple Lisa (a sinistra) e uno per il Macintosh (a destra) che mostrano come i due prodotti fossero rivolti a tipologie di clientela differenti


Perché anche il design giocò un ruolo cruciale

La mia spiegazione sul perché il Mac ebbe successo e il Lisa no è però un po’ più sottile e coinvolge anche il loro diverso design.

Come detto, il Lisa era una macchina “seria” pensata per il settore aziendale, di conseguenza anche il suo aspetto era piuttosto serioso, come ci si aspettava da una costosa apparecchiatura professionale a quei tempi. A confronto col Macintosh, il Lisa era anche tre volte più grande e pesante.

Il Mac era invece un computer relativamente piccolo che poteva essere infilato in ogni angolo della casa, sulla scrivania affollata di uno studente o su un ripiano nel  soggiorno. Il suo ingombro di base ridotto rendeva facile trovagli un posto e il suo peso, di soli sette chili e mezzo, rendeva facile spostarlo da un luogo all’altro con una sola mano; come peraltro Jobs dimostra orgogliosamente nella prima presentazione al pubblico del Macintosh a gennaio 1984 (“Non fidatevi mai di un computer che non potete sollevare” dirà la macchina stessa più tardi nel corso della stessa presentazione). Inoltre, il Mac appariva “familiare” e amichevole; mentre il Lisa sembrava un collega un po’ rigido, il Macintosh era un allegro compagno.

Apple Macintosh advertisement

Dal punto di vista del design fisico, un’importante differenza era anche il loro diverso fattore di forma. Abbiamo tutti nella mente quella vecchia pubblicità in cui un Macintosh ci saluta con un “hello” scritto con un carattere script dall’aspetto un po’ infantile. Il computer ricorda vagamente un cucciolo con una grande testa, anche se non possiede né occhi né bocca (benché la fessura del floppy possa ricordare un po’ quest’ultima) è anche un essere vagamente antropomorfo. E sta tutto alla sua forma e alle sue dimensioni richiamare quest’immagine nella nostra mente. Questo è puro genio, bisogna riconoscerlo.
Ora, se guardiamo il Lisa, gli elementi sono grossomodo gli stessi – il colore grigio-beige del case, l’interfaccia grafica, il logo con la mela, il mouse squadrato – ma il Lisa sembra solo una macchina; se attaccato al Mac, lo stesso mouse pare la coda di un simpatico animaletto, accostato al Lisa lo vediamo solo come una periferica.

Jobs aveva capito perfettamente tutto questo, al punto che insistette perché il Macintosh avesse un qualche tipo di capacità vocale per poter “parlare da sé” e mostrare una sorta di personalità umana, ad esempio dicendo, subito dopo essere stato estratto dalla sua borsa durante il lancio del 1984: “Ciao, sono il Macintosh. Certo è proprio grandioso essere usciti da quella valigia!”. Non solo una persona, questa è una persona con dei sentimenti.

Minions Apple Macintosh Plus

L’idea di Jobs di “demitizzare” il computer era totalmente rivoluzionaria alla fine degli anni Settanta, un periodo in cui molti vedevano ancora i computer come macchine minacciose operate da una setta di tecnici in camice bianco.
Il Macintosh, nonostante il suo aspetto amichevole e un po’ infantile, era però un vero computer; non era stato concepito per essere un giocattolo ma un pezzo di tecnologia del futuro. Dopo tutto, nessuno avrebbe certo comprato un costoso giocattolo da 2.500 dollari. Questa fu una delle più grandi intuizioni di Jobs; il buon design ti aiuta a vendere un prodotto più facilmente ed ad un prezzo maggiore. Una lezione che Jobs, ed Apple in generale, non dimenticarono e che applicarono intelligentemente a tutti i prodotti della casa di Cupertino sino all’iPhone.

Mi viene naturale chiedermi perché allora quella lezione non sia stata appresa ed applicata anche da tutte le altre aziende del settore tecnologico. Il design (inteso in senso ampio, non semplice gesto estetico) si è sempre dimostrato un fattore chiave per il successo di un prodotto; ciò nonostante, negli ultimi tre decenni, solo una manciata di fabbricanti di computer hanno osato accoppiare un design innovativo, ed un etica del design in generale, ai loro prodotti.
Steve Jobs non era né un santo né un profeta, e non tutto quello che ha fatto è condivisibile, ma negli anni Novanta la sua visione era certamente più chiara e aperta di quella della maggioranza di quelli che guidano il settore tecnologico oggi.

“la gente del marketing e delle vendite finisce per guidare le aziende, chi si occupa dei prodotti viene estromesso dal processo decisionale e le aziende si dimenticano come si creano grandi prodotti. L’attenzione per il prodotto e l’inventiva vengono distrutti da quelli che guidano queste compagnie e che non hanno la minima idea di cosa renda diverso un buon prodotto da uno cattivo, non hanno nessuna consapevolezza del lavoro artigianale che è necessario per prendere una buona idea e trasformarla in un buon prodotto e di solito non hanno alcuna sincera volontà di produrre cose che siano utili per quelli che le acquisteranno.”
“Progettare un prodotto significa avere cinquemila cose nella testa e cercare di combinarle nel modo giusto (…) in nuovi e differenti maniere che ti permettano di arrivare a quello che vuoi, ed ogni giorno ti trovi a scoprire qualcosa che non ti aspettavi: un nuovo problema o una nuova possibilità di combinare quegli elementi in un modo leggermente diverso. E’ in questo processo che sta la vera magia.” (Steve Jobs, 1995)

Steve Jobs Macintosh Macworld cover

La celebre copertina del primo numero della rivista Macworld (aprile 1984) con Steve Jobs e tre computer Macintosh; la foto venne scattata da Will Mosgrove; fonte immagine: https://www.macworld.com/article/2091410/tech-events/cover-story-steve-jobs-and-the-first-issue-of-macworld.html


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