Il Nomadic Museum di Shigeru Ban

Gregory Colbert
Architectural Design: Shigeru Ban

Shigeru Ban Nomadic Museum 3

Il Nomadic Museum a Los Angeles nel 2006. Foto di Paolo Mazzoleni.

Il Nomadic Museum di Shigeru Ban

Nel 2002 l’artista canadese Gregory Colbert presentò la sua monumentale installazione Ashes and Snow all’interno dell’Arsenale di Venezia. La mostra multimediale prevedeva una relazione diretta e creativa tra le fotografie in grande formato di Colbert e gli imponenti spazi delle corderie dell’Arsenale.
In seguito a quell’esperienza, Colbert decise di creare una galleria espositiva mobile e sostenibile per presentare Ashes and Snow, il cui tema principale era il rapporto tra uomo e natura in vari luoghi del mondo. Chiese quindi a Shigeru Ban, con cui aveva precedentemente collaborato per la mostra di Venezia, di progettarne l’architettura: l’apparato espositivo mobile che scaturì dalla mente dell’architetto fu appunto il Nomadic Museum.

Gregory Colbert Ashes and Snow exhibition Venice Arsenale 2002

Gregory Colbert, Ashes and Snow, Arsenale di Venezia, 2002; fonte foto: Bruno Egger Mazzoleni Architetti Associati.

Shigeru Ban risolse il tema della realizzazione di una galleria espositiva temporanea di grandi dimensioni – che doveva essere al contempo sostenibile, economica e trasportabile -concependo un edificio la cui forma riprendeva quella degli spazi dell’Arsenale, e le cui pareti perimetrali erano realizzate impilando uno sull’altro 152 container in acciaio.  A questo involucro modulare dal look industriale, Ban affiancò una struttura portante realizzata con enormi colonne in cartone per sostenere il tetto a capanna del museo.

Shigeru Ban Nomadic Museum plan

Shigeru Ban, Nomadic Museum (versione per New York), assonometria e pianta; immagini fornite dalla North Carolina State University.

Sviluppata da Ban con la collaborazione dell’architetto italiana Ombra Bruno e dello studio di ingegneria inglese BuroHappold, la prima edizione del Nomadic Museum venne installata sul molo 54 a New York nel 2005, e quindi riproposta a Los Angeles e Tokio.
Nonostante la superficie di 5.500 metri quadrati, il Nomadic Museum si poteva adattare a siti di forma e dimensioni differenti: ad esempio, mentre la versione di New York era formata da una singola galleria lunga 200 metri, nelle riproposizioni di Los Angeles e Tokio lo spazio espositivo venne diviso in due navate parallele di cento metri ciascuna .
Nonostante la sua indubbia ingegnosità, il progetto di Ban ha mostrato di avere anche alcune criticità, ad esempio l’assemblaggio dei container si rivelò più complicato del previsto specialmente in caso di forte vento; rimane comunque ad oggi uno dei più interessanti esempi di strutture espositive temporanee realizzate con l’ utilizzo di materiali riciclati e a basso costo.

Una seconda versione del Nomadic Museum, progettata dall’architetto colombiano Simon Velez e realizzata principalmente in bambù, è stata realizzata a Città del Messico nel 2008.

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Il Nomadic Museum sul Molo 54 a New York nel 2005: foto di Informedmindstravel.

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Il Nomadic Museum in Santa Monica, Los Angeles, nel 2006. Foto di Paolo Mazzoleni.



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copyright Inexhibit 2020 - ISSN: 2283-5474