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Sarà il tecno-minimalismo a salvarci da una vita “sempre-connessa”?

Testo di Riccardo Bianchini - Inexhibit
Immagini: vedi le didascalie
Tutti i diritti riservati

Light Phone 2

Un prototipo del Light Phone 2; immagine: Light

Sarà il tecno-minimalismo a salvarci da una vita “sempre-connessa”?

Negli ultimi tempi, due prodotti hanno fatto parecchio rumore nel campo del design tecnologico.
Si tratta di due telefoni mobili “minimalisti” che contestano apertamente il concetto di smartphone e lo stile di vita di chi si trova, magari suo malgrado, ad essere “sempre-connesso”.
In questo breve articolo cercheremo di capire se ci troviamo di fronte a vera innovazione o a semplice “marketing della nostalgia”. I grandi brand della tecnologia dovranno d’ora in poi ripensare i loro smartphone o si tratta solo di tanto rumore per nulla?


Un po’ di storia
Per cercare di capire cosa ci abbia portati agli smartphone attuali, è bene riassumere rapidamente come il “cellulare” si sia evoluto passando da semplice telefono a computer multifunzionale come lo conosciamo oggi.
Partiamo da alcuni momenti chiave.

1984 –  primo telefono cellulare (Motorola DynaTAC 8000X)
1989 –  primo telefono cellulare da tasca con design “a conchiglia” (Motorola MicroTAC)
1993 –  primo telefono mobile con funzioni di messaggistica – SMS (Nokia 2110)
1994 –  primo “quasi-smartphone” con schermo touch (IBM Simon Personal Communicator)
1996 – primo telefono mobile con un browser internet (solo testuale) (Nokia Communicator)
2002 – primo telefonino con una fotocamera integrata (Nokia 7650)
2007 – primo smartphone moderno (Apple iPhone)

Questa cronologia mostra chiaramente un percorso evolutivo con tre periodi principali.
Fino ai primi anni Novanta, i telefoni mobili sono nient’altro che telefoni, la tendenza è verso la miniaturizzazione, la riduzione di peso e l’aumento di autonomia della batteria.
In seguito i cellulari acquisiscono nuove capacità sconosciute ai telefoni fissi, come la messaggistica e le fotocamere; comunicazione mobile e mobile computing iniziano lentamente a convergere.
Infine, la funzione telefonica non è ormai più al centro del dispositivo, che è diventato un computer palmare e sistema di intrattenimento sempre connesso ad internet.

Al contempo cambiano anche dimensioni, peso e forma. Il primo telefono mobile, il Motorola DynaTAC 8000X è un oggetto enorme, dal peso di quasi un chilo, la cui forma ricorda quella di un radiotelefono militare.
Solo cinque anni dopo il MicroTAC è un ‘animale’ completamente diverso: compatto, piuttosto leggero e con un innovativo design “a due valve” (che in realtà era già stato sperimentato in telefoni degli anni Sessanta, come il Siemens Grillo disegnato da Sapper e Zanuso); nel 1996, il suo successore, lo StarTAC, pesa solo 88 grammi e l’Ericsson T28 del 1999 è ancora più compatto e leggero. Piccolo era bello, a quei tempi.

Siemens Grillo Zanuso Sapper

Motorola StarTAC

Un telefono Siemens Grillo (1966), il predecessore di tutti i telefoni cellulari  con design “a conchiglia” (fonte immagine: MoMA – The Museum of Modern Art, New York); e un Motorola StarTAC  del 1989 (fonte immagini: MAAS – Museum of Applied Arts & Sciences, Sydney)

Nei primi anni Duemila i telefoni mobili iniziano nuovamente a ingrandirsi e appesantirsi.
Si crede in genere che questo sia dovuto all’adozione di grandi schermi touch, ma in realtà il grafico sottostante mostra che la tendenza era cominciata già prima dell’introduzione del iPhone  nel 2007. In effetti, una delle ragioni di questo trend è che, al tempo, produttori di elettronica e compagnie telefoniche avevano iniziato a introdurre nuove funzioni e servizi dedicati alla telefonia mobile, come messaggistica, e-mail, MMS, capacità di fare fotografie e così via.
Schermi, corpi e tastiere di dimensioni maggiori si erano quindi resi necessari affinché gli utenti potessero utilizzare e controllare efficacemente queste nuove funzioni. Se poi aggiungiamo la navigazione sul web, la riproduzione di video HD, mappe GPS in tempo reale, fotocamere ad alta risoluzione e sensori di movimento, i dispositivi si fanno inevitabilmente sempre più voluminosi e complicati, se non altro per ragioni di ergonomia (ma anche di marketing).
Piccolo non poteva più essere bello.

mobile phones and smartphones weight and size Inexhibit

Questo grafico mostra come la miniaturizzazione del telefoni mobili raggiunga il suo apice alla fine degli anni Novanta, subito prima che la tendenza si inverta agli inizi del nuovo millennio; immagine © Inexhibit

Il che ci porta all’oggi, con grossi oggetti a forma di tavoletta infilati nelle borse (in tasca infatti non ci stanno più) che fanno mille cose, ci rendono “sempre-connessi”, condizione di cui ci pare di non poter fare a meno neanche per pochi minuti o quando sono in carica (il che succede spesso).

Se però quello che mi serve è solo uno strumento per fare e ricevere telefonate da dove mi pare, non c’è battaglia. Il mio vecchio Ericsson T29 fa a pezzi l’enorme smartphone Sony che ho adesso. L’Ericsson è piccolo, leggero, indistruttibile, si usa con una mano sola, in stand-by la batteria dura quasi una settimana, chiamo e rispondo in un paio di secondi al massimo senza nemmeno guardare lo schermo (tra l’altro, adesso che lo rivedo mi sembra anche più bello…)

Quello che uso oggi non è però più soltanto un telefono, anzi come telefono è onestamente scarsuccio; è piuttosto un ponte con il web e con i mille servizi che questo mi offre; ci guardo i video su Youtube quando mi annoio in treno, leggo le ultime notizie in tempo reale, ci recupero informazioni sui posti che voglio visitare durante una vacanza, mi collega ai social network, mi permette di gestire questo sito in remoto, è un decente navigatore GPS e anche una macchina video-fotografica di emergenza; qualche volta ci telefono pure.

Ho però giurato a me stesso che il mio prossimo telefono mobile sarà un coso da pochi euro con i tasti e senza connessione internet. Da quando ho ceduto allo smartphone ho meno tempo libero, leggo meno, spesso mi trovo a guardare un film con un occhio mentre navigo sul web con l’altro, la mia vista è nettamente peggiorata e se sono in una zona senza connessione dati mi viene un po’ di ansia. Trovo il mio smartphone indubbiamente utile, ma anche stressante; in più mi fa perdere un sacco di tempo in cazzate.

cell phone and smarphone comparison Inexhibit

Fianco a fianco, un telefono cellulare Ericsson T29s del 1999 (la sinistra) e uno smartphone Sony Xperia C4 del 2015; foto © Inexhibit.


La “new wave” dei telefoni minmalisti
E’ proprio su questa “fascinazione” (ma si tratta anche di problemi reali) che si basa la forza dei prodotti menzionati all’inizio.
Si tratta di due serie di telefoni mobili prodotti rispettivamente dalla Light (https://www.thelightphone.com/) – un’azienda newyorkese fondata da Joe Hollier and Kaiwei Tang e finanziata totalemte attraverso il crowdfunding – e da Punkt Tronics (https://www.punkt.ch/en/), compagnia creata nel 2008 a Lugano da Petter Neby e specializzata in accessori elettronici per la casa dal design “classico modernista”.

Entrambe le aziende affermano che l’intento dei loro telefoni è di restituire alle persone tempo, attenzione per le cose importanti e, di conseguenza, qualità della vita.

“Tempo e attenzione sono le due cose più importanti che troppo spesso diamo per scontate. Così tanti prodotti affermano di rendere le nostre vite migliori. Essi sono pensati per renderci prigionieri. Vengono finanziati e costruiti perché ne diventiamo dipendenti, non perché ci siano davvero utili. Non è per nulla detto che essere più “connessi” ci renda anche più felici. (…) Questa è la ragione per cui abbiamo realizzato un telefono progettato per essere usato il meno possibile.” Dalla presentazione del progetto Light Phone

“Tutto quello che vi è utile, nulla di quello che non lo è. Niente icone delle app o effetti speciali che vi distraggano. Il telefono non ha internet, il che lo rende piacevole quando lo state usando e facile da mettere da parte quando avete finito di utilizzarlo. I pixel sono una grande cosa, ma non c’è di meglio nella vita?”  Dalla presentazione del Punkt MP01

Sebbene condividano una filosofia comune, i prodotti di Light e Punkt sono però piuttosto diversi tra loro.


Il Light Phone, prima e seconda generazione
Il Light Phone è un piccolo dispositivo 2G delle dimensioni di una carta di credito, pesa soli 38 grammi, è dotato di una tastiera OLED in toni di grigio e di un corpo in alluminio. Il prezzo è di ben trecento dollari, ma tanto il telefono è esaurito da tempo. Perché funzioni bisogna “connetterlo” via software, attraverso un servizio fornito dall’azienda (solo negli Stati Uniti), a uno smartphone esistente da cui “eredita” la possibilità di ricevere telefonate e di chiamare un numero limitato di contatti (9 per l’esattezza). L’idea è che, in particolari occasioni, il Light Phone “rimpiazzi” temporaneamente il vostro telefono mobile principale.

Si tratta chiaramente di un dispositivo assai limitato; per questo l’azienda americana sta sviluppando un modello più evoluto e completo, il Light Phone 2.
Grande come il primo ma un po’ più pesante (circa 80 grammi), il secondo modello è un vero e proprio telefono 4G indipendente, dotato schermo E-ink in toni di grigio, funzioni complete di chiamata e risposta, Bluetooth, Wi-Fi, mappe GPS, e funzioni avanzate di riproduzione audio. Il sistema operativo è proprietario e non è chiaro se includerà un browser internet (anche se ne dubito, altrimenti non si capirebbe più la differenza con uno smartphone vero e proprio), il prezzo stimato è di circa 400 dollari.

The Light Phone 1

The Light Phone 2

Due immagini del Light Phone 1; fonte: Light

The Light Phone 3

In questa immagine si può apprezzare la semplicità tecnologica del Light Phone, che viene fabbricato a Yantai, Cina. 

The Light Phone 2 b

The Light Phone 2 c

Uno schema esplicativo e un’immagine di anteprima del Light Phone 2; fonte: Light


Punkt MP01 e MP02
Il Punkt MP01 è un dispositivo 2G molto più simile ad un telefono mobile “vecchio stile”. E’ piuttosto ben disegnato (da Jasper Morrison, evidentemente ispirato dal classico stile Braun di Dieter Rams), realizzato con un corpo in ABS e fibra di vetro (pare robusto), pesa solo 88 grammi, ha dei bei tasti rotondi, è privo di connessione a internet e garantisce la bellezza di 500 ore di durata della batteria in stand-by; il costo è di 195 euro.
Punkt sta anche per presentare un secondo modello, lo MP02 (queste nuove aziende peccano un po’ in originalità sui nomi dei loro prodotti), che lascia vagamente perplessi di primo acchito; il marchio ticinese ha aggiunto al vecchio modello il sistema operativo Android al posto di un OS proprietario, un audio “di alta qualità” e (ahi!) la connessione internet (benché “limitata”).

Punkt MP01 mobile phone 2

Un’immagine del Punkt MP01; le dimensioni del telefono sono di 116.5 x 53 x 14.5 mm; foto: Punkt Tronics

Punkt MP01 mobile phone 3

Punkt MP01 mobile phone 4

Punkt MP01 mobile phone

Disegnato da Jasper Morrison, MP01 ha un involucro in ABS e fibra di vetro disponibile in tre colori (nero, bianco e marrone); foto: Punkt Tronics

Punkt MP02 mobile phone

A prima vista, il nuovo MP02 (presentato a settembre 2018 ) sembra praticamente identico al suo predecessore MP01, dal punto di vista estetico; immagine: Punkt Tronics

Una rivoluzione, forse?
L’approccio dei due marchi è interessante e non nascondo una certa simpatia per i loro prodotti.
Noto però due problemi.

Il primo è il prezzo. Perché pagare un telefono dichiaratamente minimale dai due ai trecento euro quando per pochi biglietti da dieci mi posso comprare un Nokia 105? La risposta è che questi sono prodotti di alta gamma, per una clientela che ne sa apprezzare qualità costruttiva e il design. La cosa mi convince, ma fino ad un certo punto.

Il secondo è che questi telefoni rischiano di essere “né carne né pesce”. La tentazione di farli evolvere in “mezzi-smartphone” è ancora forte. Il Light Phone 2 ad esempio è ancora davvero troppo simile ad uno smartphone; se voglio un telefono-telefono preferisco che abbia i tasti e non uno scomodo e fragile touch-screen. Il Punkt potrebbe aggiungere alcune funzioni utili (un semplice navigatore GPS ad esempio) e forse osare un po’ più nel design, che è piacevole ma davvero un po’ troppo “classico”. In più, non capisco bene il senso di abilitare la connessione dati 4G e la navigazione internet su un dispositivo dotato di uno schermo da due pollici con una risoluzione di 320 per 240 pixel. Forse l’intenzione è di dare la possibilità di usarlo come hotspot per un computer portatile o un tablet.

Il fatto è che, già alla seconda generazione, entrambi i dispositivi sono dotati di connessione 4G e sembrano voler “nascondere” una funzione di navigazione web tecnicamente già presente.
Qui si viene ad un elemento essenziale. Quello che chiamiamo “smartphone” è tale solo se ha accesso ad internet; toglieteglielo e diventerà un telefono mobile con alcune capacità aggiuntive (mappe GPS, foto, riproduzione audio e video HD, e giochi). Aggiungete un browser web ad un telefono cellulare e presto evolverà in uno smartphone con schermo gigante e tutto il resto.


Conclusioni
L’impressione è che entrambe le aziende portino avanti idee promettenti e un buon design, ma con qualche incertezza e contraddizione.
Il fatto però che, ad appena dieci anni dall’apparizione degli smartphone, stia già crescendo un movimento di pensiero che ne contesta la reale utilità è l’eccessiva invasività non deve essere sottovalutato.
Il punto chiave è se però il pubblico, o almeno una parte di esso, sia davvero disposto a rinunciare alle mille funzioni del proprio smartphone e se questo nuovo approccio minimalista, così come i prodotti che lo incarnano, sia destinato ad affiancare, a sostituire, o magari a trasformare gli smartphone attuali. Oppure a scomparire. Presto lo sapremo. Intanto sto cercando su eBay una batteria di ricambio per il mio T29.


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