I 18 progetti realizzati in Italia candidati all’EU Mies Award 2022

I 18 progetti realizzati in Italia candidati all’ EU Mies Award 2022

Quattro case unifamiliari, due edifici di appartamenti, quattro per uffici, una scuola, un maneggio, una piazza, un centro per spettacoli e manifestazioni pubbliche, un’azienda agricola, un centro socio-educativo, un hotel e un’installazione; queste 18 opere, realizzate in Italia negli ultimi due anni, sono state candidate al prestigioso ‘EU Mies Award 2022’, il premio di architettura contemporanea più importante in Europa.
La prima lista, pubblicata il 2 febbraio scorso (un secondo elenco verrà aggiunto a settembre 2021) conta ben 449 progetti realizzati in 41 Nazioni, che a gennaio 2022 formeranno una shortlist di 40 progetti dalla quale verranno scelti i 5 finalisti e quindi il vincitore.
E dunque, siamo ancora in una fase iniziale della procedura che si concluderà solo l’anno prossimo con l’annuncio dei vincitori, ma qui vogliamo presentare i progetti realizzati in Italia, che in questa edizione sono per fortuna numerosi, perché crediamo che possano essere un buon misuratore dello stato di salute dell’architettura italiana, e per formare una panoramica, non esaustiva ma significativa, di cosa si muove intorno a noi, guardando oltre le sabbie mobili dei concorsi di progettazione attraverso i quali si realizzano purtroppo pochi progetti.
Inoltre, dato che il premio è, proprio nei suoi obiettivi, attento alla committenza che viene direttamente coinvolta nella candidatura delle opere, è interessante capire chi sono i committenti di questi progetti, particolarmente nel nostro paese, dove è importante valorizzare chi è attento alla qualità dell’architettura contemporanea.

I testi sono estratti delle presentazioni dei progetti partecipanti al premio.
La traduzione dall’inglese è di inexhibit.

I 18 progetti italiani candidati all’ EU Mies Award 2022

Principe Amedeo 5
Categoria: office
Progettista: Vittorio Grassi e Marco Aloisini
Luogo: Milano
committenza: COVIVIO S.A.

Si tratta di un’ intervento su un elegante edificio realizzato a metà del XIX secolo come sede del consolato americano. Il cortile interno è stato completamente liberato dai parcheggi e trasformato in un rigoglioso giardino e, in fondo alla corte, è stato realizzato un nuovo volume vetrato a doppia altezza che ospita spazi di lavoro.
Il tetto del fabbricato principale è stato demolito ed è stato realizzato un piano attico trasparente di 600 mq circondato da un giardino pensile e da ampie terrazze su cui si affacciano gli spazi lavorativi e da cui si gode di un’incantevole vista dello Skyline milanese. Il progetto riflette attenzione al tema della sostenibilità ambientale con l’obiettivo di ottenere il livello Gold della certificazione leed (Leadership in Energy and Environmental Design) rilasciata dal Green Building Council Italia. Contribuiscono al raggiungimento di questo obiettivo sia l’utilizzo di materiali riciclati o riciclabili, come il legno lamellare di faggio per facciate continue e i vetri serigrafati selettivi, sia tecniche di isolamento per il contenimento dei consumi energetici, oltre all’installazione di pompe di calore ad aria e ai pannelli fotovoltaici che garantiscono l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili.

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immagini © Diego de Pol


Scuola Enrico Fermi
Categoria: Education
Progettista: BDR bureau
Luogo: Torino
Committenza: Fondazione Agnelli, Compagnia di San Paolo

La riqualificazione della Scuola media Enrico Fermi, edificata negli anni ’60 del secolo scorso, è stata inserita nel programma ‘Torino Fa Scuola’, attraverso il quale sono state rinnovate due scuole secondarie pubbliche con il coinvolgimento delle comunità scolastiche e con l’ambizione di ripensare sia gli spazi di apprendimento che i metodi didattici. La scuola ‘Fermi’ rappresenta una tipologia diffusa sul territorio italiano, con un’interessante articolazione volumetrica, ma con un cattivo rapporto con l’esterno e una serie di spazi interni sottoutilizzati. Parte della strategia di intervento ha interessato la riorganizzazione degli accessi e delle aree esterne in modo da aprire la scuola alla città; il piano terra ospita le attività aperte al pubblico mentre ai piani superiori sono state collocate le unità didattiche. La richiesta di rinnovamento dell’involucro edilizio è stata interpretata come un’opportunità per innovare l’intera scuola, più precisamente l’aggiunta di una struttura in acciaio che forma le terrazze ad ogni piano permette alle attività didattiche e ricreative di estendersi all’aperto.
Gli interni sono stati riorganizzati e formano una sequenza di spazi nei quali gli arredi sono stati concepiti come elementi di trasformazione dello spazio. Le attività educative sono organizzate in cluster, ogni un’unità spaziale è composta da aule, guardaroba, servizi, spazi di apprendimento informale e terrazze didattiche.

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Fermi School_Axo

immagini © Simone Bossi


The Corner
categoria: office
progettista: Alfonso Femia Atelier(s)
Luogo: Milano
committente. Generali Real Estate SGR spa, Fondo Mascagni
(vedi l’articolo di Inexhibit qui)

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immagine © Luc Boegly


Viale Giulini Affordable Housing
Categoria: Collective housing
Progettista: Alvisi Kirimoto, Edilbari s.r.l.
Luogo: Barletta
Committente: Edilbari srl.

Il complesso residenziale, suddiviso in 3 blocchi serviti dai relativi corpi scale, conta 50 unità abitative con parcheggi e attività commerciali, e si presenta come un monolite a forma di ‘C’ per 6 piani in altezza. La regolarità dei prospetti rappresenta il carattere principale dell’edificio: la cortina uniforme in mattoni grigio scuro diventa una partitura neutra ritmata dalle logge sporgenti bianche. Tutti gli appartamenti sono organizzati attorno al cortile che occupa oltre il 70% del lotto, concepito come un piccolo parco, con alberi decidui che forniscono ombra in estate e luce naturale in inverno. Il progetto rappresenta il ‘punto zero’ di una riqualificazione generale di questa parte della città, e si allontana dalle forme tipiche dell’edilizia sociale.
Per bilanciare la gravità del volume, il cui profilo al piano terra si piega per ampliare lo spazio pubblico, sono state create logge leggere e permeabili sospese sulla facciata che attribuiscono ‘democraticamente’ spazio extra a tutte le unità abitative aggiungendo ulteriori 10-15 mq. agli appartamenti, esaltando la qualità spaziale dei tagli tipologici più modesti e limitati dal punto di vista della superficie.

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Farace House
categoria: single house
progettista: Lillo Giglia
luogo: Favara, Agrigento
committente: Pietro Farace

La gestione del progetto di questa casa rivela una contemporaneità consapevole, basata sul know-how edilizio locale. Il progetto ha seguito parametri di attenzione, razionalità ed espressività. Il risultato è una gemma bianca e forte, orgogliosamente incastonata nel tessuto urbano circostante di scarso valore architettonico, collegata alla città attraverso piccole aperture e affacci panoramici sul centro storico.
Favara è un luogo privilegiato della contemporaneità nell’arte e nell’architettura. Qui il degrado si era progressivamente aggiunto al degrado, tutto era abbandonato e trascurato. Ora Favara è una città ricca di iniziative culturali e di grande rinnovamento urbano. La casa incarna i buoni principi della bioedilizia e della sostenibilità. L’utilizzo di pannelli solari posti sul tetto, invisibili dall’esterno, sono in grado di produrre acqua calda e calore in tutta la casa e soddisfare le esigenze domestiche. L’ impianto fotovoltaico produce elettricità per tutta la casa e l’isolamento dell’edificio consente di ridurre drasticamente i consumi energetici. Inoltre, l’utilizzo di serramenti intelligenti consente l’illuminazione naturale e garantisce un buon isolamento.
Per questa casa di città la scelta di un tetto verde è stata un’ottima soluzione in quanto
offre un ottimo grado di isolamento e crea un microclima migliore contribuendo a rendere il mondo un posto migliore in cui vivere.

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immagini © Lillo Giglia, Salvatore Giglia


LCM 2018 / Intervento sull’ordinario: Casa-asilo
categoria: single house
progettista: Maria Giuseppina Grasso Cannizzo
luogo: Catania
committente: Luisa Cassisi

Un restauro è sempre una forma di sovrapposizione, quindi transitorio per definizione. Qualsiasi soluzione funziona solo temporaneamente, il che significa che deve essere concessa la possibilità di ulteriori aggiustamenti e reversibilità, per consentire programmi e modalità di occupazione imprevisti.
L’intervento ha interessato un edificio esistente su due livelli situato lungo il pendio, circondato da un giardino e progettato da autore ignoto negli anni ’60 al limite tra l’area urbanizzata e i campi coltivati. Un lungo e generoso corridoio che attraversa l’intero edificio al livello superiore, struttura e gestisce le relazioni tra gli spazi. La sequenza delle stanze si apre da un lato verso il corridoio e dal lato opposto sullo spazio esterno comune.
Entrando dall’ingresso della scuola si trovano a destra le aule e a sinistra i servizi e una grande doppia scala. Due rampe opposte scendono al livello inferiore, conducendo alla grande area pranzo e giochi. Ampie superfici vetrate permettono la vista verso il giardino e la vallata più lontana. Praticamente ogni stanza, a tutti i livelli, ha accesso diretto al giardino dove il verde si alterna a percorsi pedonali e aree pavimentate. La gerarchia dei percorsi è enfatizzata dall’utilizzo di materiali differenti. Una varietà di scale, mutevoli in natura e dimensioni, collegano i diversi livelli.
Terminata la ragione della sua prima vita, l’edificio si rende spesso disponibile per una seconda o terza vita. Una volta affermato che il nuovo programma è fattibile, il progetto non è pensato come qualcosa di necessariamente visibile ma come un mero dispositivo per rendere abitabile l’objet trouvé, preservando la geometria e le caratteristiche dello spazio esistenti, enfatizzando le specificità, riattivando relazioni spaziali interrotte.
Il “nuovo” intervento diventa visibile sulla scena architettonica solo grazie alla presenza di nuove attrezzature temporanee: un “bagaglio” itinerante che trasporta ciò che è strettamente necessario per consentire la presenza di una nuova vita.

Obiettivi del progetto di restauro:
Migliorare il bilancio energetico tramite la sostituzione dei serramenti e l’isolamento delle superfici orizzontali.
Sostituire i materiali nocivi con altri equivalenti.
Ripristinare la muratura
Riciclare i materiali esistenti quando possibile, compensando le parti mancanti
Progettare una nuova struttura temporanea.

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immagini © Giulia Bruno


Case e maneggio
Categoria: Sports and Leisure
Progettista: Studio Albori
Luogo: Costermano sul Garda
Committente: Casa Viva

Un centro ippico, con case e strutture ricettive costruite in legno e balle di paglia, situato nella campagna vicino al Lago di Garda. Le parti costruite sono disposte come una collana, posizionata liberamente lungo i bordi dell’area attorno ad un grande prato centrale che è rimasto intatto. Il terreno degrada da ovest a est, e in quella direzione si apre la vista più ampia delle colline veronesi: le strutture per i cavalli sono situate nella parte orientale della zona, mentre le case sono situate a ovest, che è più alta e aperta al paesaggio.
Le tre case e la piazzetta che le collega formano una sorta di borgo. Gli edifici sono stati concepiti e realizzati per minimizzare il proprio fabbisogno energetico e impiantistico.
Fin dall’inizio, su esplicita richiesta del cliente è stato stabilito che fossero costruite con balle di paglia in una struttura in legno che, ad un costo equivalente alla costruzione ordinaria, genera un involucro edilizio altamente isolante, massiccio e traspirante, interamente costituito da risorse rinnovabili che sono per l’80% materiali di scarto.

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immagini © Studio Albori


Centro Congressi “Palaluxottica”
caegoria: Culture
progettista: Studo Bressan / Studio Botter
luogo: Agordo
committente: Luxottica s.r.l.

Il progetto è situato in un’area verde fuori dal centro cittadino, in un paesaggio alpino caratterizzato da segni naturali e antropici ben riconoscibili. Pur essendo posizionato al di fuori dell’insediamento urbano, il centro congressi ha una forte natura strategica ed è ben collegato alla rete di servizi pubblica. L’edificio ospita diverse funzioni, come attività di aggregazione per la comunità locale, per concerti, spettacoli intrattenimento ma anche per attività espositive.
La struttura è caratterizzata da un tetto a falde ripetute che disegna un segno riconoscibile nel paesaggio. Il complesso è stato progettato ispirandosi alle costruzioni tipiche delle Valli Agordine (tabià), con struttura in legno ed elementi di controventatura. Le facciate Nord e Ovest sono progettate per essere grandi facciate continue in vetro trasparente rivolte verso il paesaggio, in modo da consentire la contemplazione delle montagne dalla sala principale. I prospetti Est e Sud sono invece ciechi e orientati rispettivamente verso un’area verde in pendenza e l’area di carico.

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sopra: immagine © Simone Bossi
sotto: immagine © Emanuele Bressan


Houses of cards
caegoria: Single House
progettista: ElasticoFarm
luogo: Torrazza Piemonte
committente: Dicursi

Queste due case sono il risultato di un lungo processo di sperimentazione su materiali, tecnologia e programma funzionale. Reagiscono alla banalizzazione diffusa dell’architettura celebrando la necessità di reinventare costantemente il design e la ricerca spaziale. Costruite con la stessa soluzione strutturale, producono tuttavia configurazioni spaziali profondamente diverse. Le ‘Case delle Carte’ sorgono su due piani fuori terra nella periferia di un piccolo paese vicino a Torino: un contesto residenziale composto da anonime case unifamiliari, tutte rispettosamente allineate. Le due residenze condividono entrambe la stessa soluzione strutturale, sviluppata attorno ad una disposizione sovrapposta di venti grandi lastre di granito, collegate da tagli ad incastro ed elementi metallici e composte tra loro da lastre simili realizzate in cemento colorato. Nella Cat House la disposizione regolare dei pannelli trasmette rigore e produce un senso di chiusura dello spazio. Nella Dog House, invece, la struttura radiale del primo livello di lastre contrasta con la necessaria irregolarità nella loro disposizione sugli altri due livelli, suggerendo un sistema incompiuto e spazi che possono cambiare ed evolversi.

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immagini © Atelier XYZ


Casa di confine
categoria: single house
progettista: Simone Subissati architects
luogo: Polverigi
committente: Carlo Zingaro

Si tratta di una abitazione privata che da un lato riprende i contorni della casa rurale locale e dall’altra le sperimentazioni dell’avanguardia radicale italiana.
Il lavoro ha sviluppato il tema del confine e del passaggio; il corpo lungo e compatto della casa, posta in una area ibrida fra citta e campagna, consente la visione simultanea su entrambi i lati del colmo da qualsiasi spazio interno. La falda a sud più ampia e meno inclinata, corrisponde agli spazi destinati alla permanenza; quella a nord, più piccola e più inclinata, corrisponde allo spazio di collegamento. I due livelli corrispondono al diverso rapporto con l’esterno: al piano terra l’edificio può essere attraversato in più punti tramite i tagli verticali.
Al primo piano, nel blocco più privato, il rapporto con l’esterno è mediato da “caleidoscopi” quadrati che consentono di controllare i due lati esterni opposti dallo stesso punto e dalla membrana microforata dello spazio ibrido polivalente. Nelle due estremità l’edificio si svuota con vani a tutta altezza. L’edificio è stato in gran parte realizzato con tecnologia ‘a secco’: la struttura è in acciaio mentre la parte ibrida ha una struttura in legno lamellare. Il piano terra è interamente rivestito con pannelli in ferro zincato, rifiniti con fondo antiruggine, sia all’interno che all’esterno.
L’immobile è disconnesso dalla rete gas ed è alimentato anche da un sistema di pannelli fotovoltaici posti in posizione remota sul terreno. Non c’è aria condizionata grazie alla ventilazione incrociata – controllata da tendine microforate a scomparsa nelle porte – e all’effetto camino.

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sopra: immagine © Paolo Semprucci
sotto: immagine © Alessandro Magi Galluzzi


Piazza del cinema
categoria: urban planning
progettista: C+S Architects
luogo: Venezia
committente: Comune di Venezia

La Piazza del Cinema trasforma il “tappeto rosso” delle star in un “tappeto bianco” per tutti che cuce insieme gli elementi che definiscono l’identità del sito: gli edifici storici del Casinò e del Palazzo del Cinema e il parco. Nel 2004 il sito è stato oggetto di un concorso internazionale bandito per la realizzazione del nuovo Palazzo del Festival del Cinema. La prima pietra è stata posata nel 2008 ma, nel 2011, la costruzione si è fermata a causa di un indagine giudiziaria.
A seguito di una serie di confronti con gli abitanti del posto, C + S ha capito che l’esigenza era quello di restituire ai cittadini uno spazio pubblico ben progettato e adattabile, fatto di una piazza e un parco, che si sarebbe trasformato durante le tre settimane del Festival del Cinema.
Tra gli edifici e il verde è stato posato un tappeto di pietra bianca di Apricena, pensato per mettere in risalto le curve del terzo edificio mai realizzato, e punteggiato da inserti preziosi come ringhiere in ottone, sedute circolari e trattamenti superficiali speciali, mentre le soluzioni di sostenibilità sono state in particolare la raccolta dell’acqua piovana e il rimboschimento con alberi autoctoni. La piazza è rialzata rispetto al livello originario per consentire la vista sul mare ed è interamente accessibile a disabili e ipovedenti. E’ inoltre dotata di infrastrutture che permettono l’allestimento di eventi durante l’anno, restituisce uno spazio pubblico gratuito a mamme con carrozzine, pattinatori, bambini che giocano anziani che si rilassano all’ombra degli alberi e guardano il mare.

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immagini © C+S Architects


Riqualificazione di Contrada Bricconi. Progetto per una nuova azienda agricola nelle Orobie bergamasche.
categoria: industrial
progettista: LabF3
luogo: Bergamo
committente: Società agricola Contrada Bricconi di Perletti Giacomo

Il progetto per la realizzazione di una nuova stalla e di un fienile si inserisce in una più ampia operazione portata avanti da LabF3 dal 2014 per la ristrutturazione di Contrada Bricconi.
I committenti sono tre giovani agricoltori che vivono e lavorano in un borgo abbandonato con il l’obiettivo di trasformarlo in agriturismo. Inizialmente si pensava di concentrare le funzioni di accoglienza, ristorante e didattica all’interno dei volumi esistenti ma esigenze funzionali hanno portato alla decisione di costruire una nuova struttura produttiva. L’intervento è stato concepito per essere parte integrante dell’agriturismo, per questo motivo le nuove costruzioni sono disposte in continuità spaziale con quelle antiche. In particolare, il volume adibito a latteria è adiacente ad un vecchio fienile, ora restaurato per attività didattiche, e assume così il ruolo simbolico di “cerniera” tra edifici esistente e nuovi.
Il fienile ha una struttura mista, una base in cemento per la parte inferiore, struttura primaria in acciaio e struttura secondaria in legno per il sostegno del tetto. Per il rivestimento della stalla e del caseificio è stato scelto un materiale che, pur evitando la mimesi, potesse dialogare con la pietra degli edifici esistenti. Sono state quindi utilizzate tavole di larice non trattato che, nel tempo, assumono una colorazione grigio-argentea. Per quanto riguarda il restauro degli edifici antichi, il progetto ha seguito una logica di riconoscibilità dell’elemento contemporaneo, con l’inserimento di volumi indipendenti all’interno di quelli antichi per l’aggiunta di servizi (wc, cucina) e utilizzando materiali e finiture che richiamano il linguaggio essenziale del vecchie costruzioni.

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immagini © LabF3


Pirelli Learning Centre – Cinturato Building
Categoria: office
Progettista: Onsitestudio
Luogo: Milano
Committente: Pirelli e C. s.p.a

Il nuovo edificio completa il quartier generale Pirelli a Milano. Scostandosi dall ‘idea di un generico blocco uffici vetrato, il progetto ha previsto un edificio per il terziario in grado di dialogare con la specificità del luogo, la sofisticata cultura visiva del cliente e una nuova idea di durata e si inserisce in un sistema esistente eterogeneo: un piccolo manufatto industriale, oggi sede della Fondazione Pirelli, la cinquecentesca villa Bicocca degli Arcimboldi con il suo parco storico, l’imponente edificio a torre contenente l’ex raffreddamento progettato da Vittorio Gregotti.
L’edificio a tre piani ha una facciata esterna compatta, mentre verso l’interno si apre con un profilo irregolare. Una nuova piazza alberata impreziosita da una piscina riflettente è il fulcro di un complesso sistema di spazi aperti che collega i vari edifici all’interno del Campus, assorbendo il parco storico nel disegno complessivo dell’area. Il risultato è un piacevole giardino in cui convivono edifici di carattere diverso che costruiscono silenziosamente rapporti visivi armoniosi. L’edificio racchiude funzioni per il welfare dell’intera comunità Pirelli: assistenza e benessere, educazione e ristoro. Una mensa e un bar occupano il piano terra e parte del primo, il centro didattico è articolato in grandi aule polivalenti al primo livello, mentre il secondo piano ospita spazi flessibili di dimensioni inferiori. Due suggestive scale in cemento armato dalle forme sinuose collegano il terreno e il primo livello conducono i visitatori verso un grande spazio centrale a tutta altezza, in cui una scala lineare collega il primo piano al secondo. Questo spazio funge da “galleria interna” e orienta la disposizione e l’accesso di tutte le stanze.

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immagini: © Hélène Binet


Complesso residenziale a Gallarate
Categoria: collective housing
Progettista: Álvaro Siza 2 – Arquitecto, SA; COR arquitectos
Luogo: Gallarate
Committente: Bonicalzi costruzioni

La costruzione di 20 appartamenti distribuiti in due palazzine di quattro piani nel centro storico di Gallarate è stato concepito dando grande importanza agli spazi esterni, ai percorsi pubblici e privati, riproponendo la tradizionale corte lombarda e i vicoli del borgo antico.
Il lotto libero di 50 x 60 metri è inserito al confine tra il tessuto del centro storico e la zona di espansione dei primi del ‘900. Il programma funzionale si compone di 20 appartamenti con metrature che vanno dai 75 ai 270 mq, e tipologie abitative che variano dal monolocale al quadrilocale, 94 posti auto e 20 cantine. Sono presenti 4 livelli fuori terra e 2 interrati.
Gli appartamenti all’ultimo piano di ogni edificio sono duplex con ampie terrazze affacciate sul paesaggio urbano e sul Parco del Ticino. La preoccupazione principale è stata quella di rispettare la continuità con il tessuto urbano, progettando le nuove volumetrie tenendo conto delle altezze degli edifici circostanti e della conformazione dei lotti adiacenti. Nonostante si tratti di un intervento privato, il programma funzionale ha compreso parcheggi comunali e un percorso pedonale pubblico che, aperto per gran parte del giorno, garantisce la permeabilità del lotto. Dallo studio della tipologia abitativa, la scelta di progettare appartamenti con doppia esposizione (est-ovest) garantisce una migliore efficienza termica (ventilazione trasversale) e un ottimale orientamento solare. Il travertino ricopre interamente la costruzione, e  i percorsi esterni sono rivestiti in pietra con cordoli in travertino. La vegetazione caratterizza non solo il piano terra esterno ma anche i tetti degli edifici che sono per lo più coperti da aree verdi. La efficienza energetica è garantita dalle sonde geotermiche utilizzate sia per il riscaldamento che per la produzione di acqua calda sanitaria.

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Immagini © Francesca Iòvene


NVL Laboratori e Centro socioeducativo per persone diversamente abili
categoria: Mixed use – Cultural & Social
progettista: ifdesign
luogo: Erba
committente: società cooperativa sociale onlus noivoiloro

I laboratori e gli edifici del centro socio-educativo sono parte di un complesso dedicato alla cura dei disabili e completano un programma che comprende anche un ristorante, una sala polifunzionale e alcuni spazi pubblici. I cosiddetti materiali “poveri” utilizzati (scelta forzata dalle condizioni economiche) sono anche espressione di un linguaggio radicale.
Il blocco del centro socio-educativo ospita una sequenza di spazi con tre piccoli uffici, una lavanderia, un magazzino, lo studio con divani letto e il blocco cucina dove gli ospiti possono praticare alcune attività diurne collettive orientate all’apprendimento e all’ autonomia.
L’involucro in vetroresina ha un costo molto contenuto ma ha un forte carattere espressivo: il materiale protegge e rivela allo stesso tempo una cinquantina di lampade LED lineari che illuminano la piazza che dà accesso all’ingresso pedonale. L’idea è che le luci, i tubi metallici che ospitano l’impianto elettrico e le scatole di derivazione rappresentino una sorta di “sistema nervoso” dell’edificio.
Durante il workshop di una giornata, tutti hanno prodotto un modello bidimensionale della facciata utilizzando fili di lana, fiammiferi e spille. Hanno partecipato persone con sindrome di Down, persone post-traumatiche con problemi di comprensione e comunicazione o non vedenti.

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immagini © Andrea Martiradonna


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categoria: Food and Accomodation
progettista: bergmeisterwolf
luogo: Bolzano
committente: Renate e Hans Leonhardy

Il nuovo hotel Belvedere si trova su un pendio roccioso. Ispirato alla formazione organica rossastra locale, l’edificio in cemento rosso diventa parte del paesaggio. Grazie al suo orientamento le suite offrono diversi punti di vista sull’ambiente circostante.
L’architettura deve dialogare e interagire con le preesistenze locali utilizzando un linguaggio site specific, un dialetto sempre vivo e in trasformazione. Questo linguaggio è modellato dal luogo e continua a cambiare e arricchirsi di nuove espressioni. È necessario affiancare forme autentiche del passato e contemporanee, dare una risposta ai nuovi bisogni emergenti, riflettere l’identità di una certa comunità e stabilire un nuovo ordine nel territorio.
L’Hotel Belvedere è situato ai margini della foresta su un sito roccioso in pendenza con ampie vedute della valle sottostante. Seguendo la conformazione montuosa l’edificio assume una forma circolare. Si può parlare di una concezione secondo cui la forma-segue-luogo, e cioè, a differenza di una struttura isolata, intervento è in grado di fondere natura e artificio. I confini tra paesaggio ed edificio sono sfumati, costruzione e contesto si mescolano in un nuovo luogo.
L’edificio diventa quindi segno dell’uomo nel territorio, capace di sintetizzare l’identità di una comunità.

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immagini © Gustav Willeit


TreeHugger – Centro di informazioni turistiche
categoria: Office
progettista: MoDusArchitects – Sandy Attia, Matteo Scagnol
luogo: Bressanone
committente: (Bressanone Tourist Assoc.)

Con il semplice abbraccio di un albero, il Centro Informazioni Turistiche accoglie i visitatori e la gente del posto nella cittadina altoatesina di Bressanone.
Situato appena fuori le mura medievali del centro storico, il progetto attinge liberamente alla storia e al contesto eclettico del sito. Sullo sfondo del Palazzo Vescovile del 1600 le curve sinuose e concrete dell’edificio non solo si relazionano con l’eredità barocca della città ma innescano anche un dialogo con i vicini padiglioni cinese e giapponese che segnano gli angoli dei giardini recintati del palazzo. Più che un semplice padiglione autonomo, Treehugger è da intendersi come la quarta puntata di una serie di progetti di demolizione e ricostruzione che hanno preso forma nello stesso sito con lo stesso programma per quasi 2 secoli, ciascuno espressione del proprio tempo.
Il progetto nasce come parte di una lunga stirpe di padiglioni alle porte di Bressanone.
I predecessori del nuovo centro includono il padiglione degli Asburgo del 1890, demolito e sostituito negli anni ’30, per essere sostituito dall’Info Point dell’architetto locale Barth negli anni ’70. Il progetto raccoglie gli elementi condivisi di queste iterazioni – la loggia, il baldacchino, lo strapiombo – per assumere le qualità di ariosità e leggerezza per cui il livello del suolo, sia interno che esterno, viene restituito come spazio pubblico. Il progetto presentato per il concorso a inviti si era avventurato oltre lo scopo del bando di concorso, trasformando le strade perimetrali in una zona a traffico limitato. Durante la costruzione, parte degli sforzi di progettazione sono stati investiti nel convincere la città a testare la fattibilità di questa proposta chiudendo entrambe le strade al traffico. L’esperimento si è rivelato utile e le strade sono state ora ridisegnate per creare una zona pedonale, trasformando globalmente l’esperienza urbana.

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immagini ©  Oskar da Riz


Simbiosi
categoria: culture
designer: Edoardo Tresoldi
luogo: Borgo Valsugana (Tn)
committente: Associazione ArteSella

‘Simbios’i è una installazione site-specific realizzata da Edoardo Tresoldi per il parco delle sculture di Arte Sella, il rinomato museo all’aperto della Valle del Trentino.
L’opera d’arte compone uno spazio di riposo e contemplazione, un rudere sospeso tra architettura, natura e dimensione temporale. L’installazione, che raggiunge i 5 metri di altezza, è interamente aperta verso il cielo . ‘Simbiosi’ segna una svolta nell’evoluzione dell’artista italiano: per la prima volta Tresoldi ibrida la trasparenza della ‘Materia Assente’, espressa attraverso la rete metallica, con la matericità delle pietre locali. L’opera sembra sfidare la forza di gravità, come un corpo in sospensione che levita tra coscienza e incoscienza, tra mondo materiale e immateriale. Un organismo vivente, permeabile ma intimo: un canale di comunicazione emotiva con la natura, ‘Simbios’i vive e respira in profonda connessione con il parco Arte Sella.
La natura, crescendo lentamente, definirà una nuova architettura aggiuntiva: come le altre opere, l’installazione entrerà a far parte del tessuto di Arte Sella einfine si fonderà con il parco.

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immagini © Roberto Conte

 


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