Here We Are! Le donne designer in una mostra al Vitra Design Museum

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Here We Are! Le donne designer in una mostra al Vitra Design Museum

Oggi, almeno la metà degli studenti di design è di sesso femminile, ma nonostante questo nei libri di storia del design viene dato loro meno spazio che agli uomini. La mostra «Here We Are! Women in Design 1900 – today» – allestita al Vitra Design Museum dal 23 settembre 2021 al 6 marzo 2022 – tenta di risarcire questa mancanza, presentando la produzione delle donne designer e le loro condizioni di lavoro nel mondo del design dalla prima modernità a oggi, mettendo in luce una vasta gamma di opere e contributi. Viene così focalizzato un tema estremamente attuale che permette di porre il design moderno sotto una nuova luce.
La mostra è formata da quattro sezioni che accompagnano i visitatori in un viaggio attraverso gli ultimi 120 anni di storia.

Copertina: GM ‘Damigelle del Design’ c.1955. Da sinistra: S.Vanderbilt, R. Glennie, M. Ford Pohlman, H. Earl, J. Linder, S. Logyear, P. Sauer. Courtesy General Motors Design Archive & Special Collections.

La prima parte è dedicata allo sviluppo del design in Europa e negli Stati Uniti, dove intorno al 1900, nello stesso periodo in cui le donne lottavano pubblicamente per una maggior partecipazione politica, emerse la figura professionale del designer moderno.
Le rivendicazioni femminili di allora influenzarono anche il design, ad esempio con lavoro delle riformatrici Jane Addams e Louise Brigham che oggi definiremmo come «design sociale».
Nello stesso periodo, a New York, Elsie de Wolfe diede un’impronta decisiva alla nuova professione dell’interior designer. In esame ci sono anche opere di esponenti del Bauhaus, delle scuole russe del Wchutemas e delle Deutsche Werkstätten Hellerau di Dresda.
La sezione evidenzia come le donne in quegli anni, pur acquisendo una maggiore professionalità grazie a migliori possibilità formative, continuassero ad essere relegate in modelli tradizionali.

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Articolo di giornale sull’attività delle suffragette, The Daily Mirror, Londra, 27 aprile 1906, © The British Library Board.

La seconda sezione copre il periodo che va dagli anni Venti agli anni Cinquanta del XX secolo, quando le prime designer iniziarono a riscuotere successo internazionale, sebbene la società in cui vivevano continuasse ad essere di stampo patriarcale: si pensi a Charlotte Perriand, Eileen Gray o Clara Porset, ma anche alla creative director Jeanne Toussaint che per decenni ha plasmato le collezioni della prestigiosa casa di gioielli Cartier ed è considerata una figura di spicco dell’industria del lusso parigina. Alcune delle artiste presentate in mostra lavorarono a stretto contatto con i loro compagni, ad esempio Ray Eames con il marito Charles o Aino Aalto con Alvar Aalto, e non di rado il loro lavoro venne oscurato delle personalità maschili al loro fianco; e tuttavia l’esposizione dimostra che in molti casi l’apporto femminile alla creazione di opere comuni è stato più decisivo di quanto non sia emerso finora. L’esempio più noto è Charlotte Perriand: il suo contributo alla creazione dei leggendari mobili progettati con Le Corbusier è stato completamente rivalutato negli ultimi anni. Altre designer rappresentate nella mostra lavorarono tutta la vita in modo indipendente, ad esempio la ceramista Eva Zeisel alla quale il Museum of Modern Art di New York dedicò una mostra personale già nel 1946.

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Vita alla Bauhaus: Ritratto di gruppo delle tessitrici dietro il loro telaio nel laboratorio di tessitura, Bauhaus Dessau, 1928. © Bauhaus-Archiv, Berlino.

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Laboratorio fotografico di Loheland: Jump (Montaggio) c. 1930. Foto: Loheland-Archiv, Künzell.

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A sinistra: Berenice Abbott, ritratto di Eileen Gray, 1927, © National Museum of Ireland.
A destra: Eileen Gray, senza titolo / armadio-spogliatoio per la casa Tempe à Pailla, (France) 1932-34. © Vitra Design Museum, foto: Jürgen Hans.

La terza sezione indaga i decenni dal 1950 alla fine degli anni Ottanta, un periodo in cui si sollevò una seconda ondata di femminismo, formatasi a partire dagli anni Sessanta, nata per contrastare la mentalità conservatrice del secondo Dopoguerra. Esempi quali la Schweizerische Ausstellung für Frauenarbeit SAFFA (esposizione svizzera del lavoro femminile) del 1958 dimostrano che le donne, pur continuando ad essere associate alle attività domestiche anche in ambito di design produssero opere straordinarie. L’ambivalenza e le rotture di questi turbolenti decenni si riflettono anche nell’appariscente design di Marimekko degli anni Settanta e negli spettacolari oggetti postmoderni di designer italiane quali Nanda Vigo, Gae Aulenti o Cini Boeri.

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Charlotte Perriand, senza titolo / libreria Tunisie, 1952. © Vitra Design Museum, foto: Jürgen
Hans, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021.

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Ray Eames al lavoro su un modello di studio,1950. © Eames Office LLC

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Galina Balashova, disegno dell’interno del compartimento orbitale della navicella spaziale Soyuz. Variante1, 1963, © The Museum of Cosmonautic, Mosca.

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Pubblicità per la poltrona Karelia di Liisi Beckmann, 1969. Courtesy Zanotta SpA – Italia.

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Cini Boeri, Tomu Katayanagi Ghost, 1987 © Vitra Design Museum, foto: Jürgen Hans.

Nella quarta sezione la mostra raggiunge il nostro tempo. Le opere di artiste di fama internazionale come Matali Crasset, Patricia Urquiola o Hella Jongerius dimostrano quanto oggi sia scontato il fatto che le donne ottengano successo internazionale alla pari dei loro colleghi di sesso maschile. Alcune designer trascendono addirittura i tradizionali confini della loro disciplina e contribuiscono a ridefinire il design in modo sostanziale: fanno parte di questo gruppo designer come Julia Lohmann, che studia le alghe marine come nuovo materiale sostenibile, e come Christine Meindertsma, che mette in discussione i processi di produzione. La sezione presenta anche una selezione di iniziative attuali in cui si evidenzia come il discorso femminista nel design e nell’architettura riesca a mettere in discussione i modelli di autorialità, istruzione e riconoscimento collegandoli a concetti contemporanei quali quelli di diversità e intersezionalità. Il collettivo Matri-Archi(tecture), nell’opera creata appositamente per la mostra «Weaving Constellations of Identity», affronta le esperienze personali di artiste africane e nere, mentre numerosi network e pubblicazioni mettono in discussione il canone tradizionale del design.

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Julia Lohmann nel dipartimento di studio delle alghe al Victoria and Albert Museum, Londra, 2013, foto © Petr Krejci.

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Christien Meindertsma con la Flax Chair, 2015. © Studio Aandacht

People gather for the Women's March in Washington

Le persone si riuniscono per la marcia delle donne a Washington D.C., 21 gennaio 2017 picture alliance / Reuters | Shannon Stapleton.

Here We Are! Women in Design 1900 – Today
23 settembre 2021 / 6marzo 2022
Vitra Design Museum
Charles-Eames-Straße 2, 79576 Weil am Rhein, Germania


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