Perché le città sognano gli alberi. Il verde urbano per contrastare le isole di calore

Nazione:Italy

Perché le città sognano gli alberi. Il verde urbano per contrastare le isole di calore

“Andando ogni mattino al suo lavoro, Marcovaldo passava sotto il verde d’una piazza alberata, un quadrato di giardino pubblico ritagliato in mezzo a quattro vie. Alzava l’occhio tra le fronde degli ippocastani, dov’erano più folte e solo lasciavano dardeggiare gialli raggi nell’ombra trasparente di linfa , ed ascoltava il chiasso dei passeri stonati ed invisibili sui rami “ (Italo Calvino, La villeggiatura in panchina, in Marcovaldo ovvero le stagioni in città, Einaudi,1963)

Il verde nelle città è da sempre un elemento di qualità ambientale, ma negli ultimi due decenni il ruolo della vegetazione è diventato ancora più importante poiché è stato dimostrato che i piani di forestazione urbana sono strategie efficaci per contrastare le isole di calore, uno dei fenomeni resi più evidenti dal cambiamento climatico.

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Jardin des Tuileries, Parigi, foto Inexhibit

Qualche nota sul fenomeno delle isole di calore nelle città
Il cambiamento climatico in atto ha incrementato fenomeni che stiamo già ampiamente sperimentando. Uno dei più noti è quello delle cosiddette ‘isole di calore’ (Urban Heat Island – UHI ) definizione che compare in letteratura per la prima volta nel 1958 in un articolo di Gordon Manley pubblicato sul Quarterly Journal of the Royal Meteorology Society. Il fenomeno, che consiste in un accumulo di calore nelle aree urbane rispetto alle zone rurali limitrofe, viene descritto con il termine “isola” per la forma delle isoterme che definiscono le aree con temperature diverse, che fanno apparire la città come un’isola nel mare delle aree rurali circostanti.

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Le vasche d’acqua nelle città contribuiscono a mitigare il calore riflesso dalle superfici degli edifici e della pavimentazione. Nell’immagine fontana in Karmeliter platz a Graz, in Austria, foto Inexhibit, 2009

I fattori che influiscono sulla formazione delle isole di calore
L’isola di calore è una anomalia termica provocata da molti fattori il cui peso varia in relazione alle specificità di ogni centro urbano. Le variabili meteorologiche che maggiormente controllano l’intensità del fenomeno  – sulle quali non è possibile intervenire- sono la velocità del vento e la nuvolosità, poiché modificano rispettivamente la turbolenza atmosferica e l’irraggiamento solare. Invece, le cause legate alle modificazioni antropiche del territorio, e quindi oggetto di possibili interventi di mitigazione, sono collegate a variabili come la geometria urbana, le proprietà termiche e radiative dei materiali con le quali realizziamo le superfici (edifici, pavimentazioni), la riduzione della vegetazione e processi energetici che soddisfano le necessità della popolazione (traffico, riscaldamento, industrie).
Ma perchè la riduzione del verde è uno dei fattori che incrementano le isole di calore?
In città, la riduzione delle superfici vegetate a favore delle superfici costruite comporta una riduzione dei processi di evaporazione e di traspirazione che convertono l’acqua in vapore sottraendo calore; le superfici urbane sono generalmente caratterizzate da un’elevata capacità di accumulare calore che viene rilasciato durante le ore notturne, inoltre, l’altezza e la vicinanza degli edifici causano riflessioni multiple della radiazione solare incrementando quindi l’albedo del sistema, ovvero la frazione di radiazione solare incidente su una superficie che viene riflessa.

Nel rapporto 2020 del SNPA – Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, un capitolo è dedicato alle isole di calore come una delle conseguenze più rilevanti del consumo di suolo.
Lo studio evidenzia la relazione fra la percentuale di superfici edificate e l’ aumento della temperatura in ambiti urbani e mette in luce che la presenza di isole di calore è in relazione con diversi fattori, quali il tipo di urbanizzazione, i venti, l’altiudine e ovviamente la presenza o meno di vegetazione. Al netto delle differenze regionali, dalle analisi di SNPA emerge che la LST (Land Surface Temperature) diurna estiva aumenta con l’aumentare della densità di suolo consumato, e che le aree con elevata densità di suolo consumato hanno temperature di oltre 6 gradi più alte rispetto alle zone non cementificate. “ Il consumo di suolo si conferma, quindi, un componente fondamentale dei processi ecologici delle aree urbane, capace di modificare e creare ambienti nuovi dal punto di vista microclimatico. La LST è influenzata da vari fattori legati alla copertura del suolo e all’altitudine … ma in generale è evidente come le aree urbane abbiano temperature significativamente più alte delle aree non urbane”.(*)

(*) SNPA- Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2020. Il sistema è operativo dal 2017 a seguito dell’entrata in vigore della legge n° 132 del giugno 2016 “istituzione del sistema nazionale

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Area verde in città. foto Inexhibit, 2021

Il ruolo degli alberi e della vegetazione
La presenza di aree verdi in città cosituisce elemento di mitigazione delle isole di calore perchè gli alberi situati accanto agli edifici contribuiscono a regolarne la temperatura. L’efficacia delle masse vegetate e degli alberi nel raffrescamento è determinata dalla somma di due effetti principali: ombreggiamento ed evapotraspirazione. L’effetto dell’ombreggiamento con vegetazione a foglia caduca esercita un’importante azione stagionale di controllo della radiazione solare, garantendo l’ombreggiamento estivo degli edifici e degli spazi aperti ma permettendo la penetrazione dei raggi solari durante la stagione invernale. La scelta delle essenze è importante, sia perchè ogni specie ha diversi gradi di efficacia nell’assorbire gli inquinanti più comuni sia perchè il portamento e la forma della chioma degli alberi determina la quantità di ombra portata in combinazione con il coefficiente di ombreggiamento che dipende dalla densità del fogliame.
L’evapotraspirazione è un processo che consiste nell’emissione di vapore acqueo in atmosfera a seguito dell’utilizzo della radiazione solare da parte delle piante. Le piante, in media, utilizzano solo il 2% della radiazione solare per la fotosintesi, il 20% viene riflessa o trasmessa, la maggior parte, corrispondente a circa il 68%, viene riemessa sotto forma di calore sensibile e di calore latente per mezzo dell’evapotraspirazione. Con l’evapotraspirazione l’acqua contenuta nella pianta, assorbita dalle radici o intercettata dall’atmosfera, viene convertita in vapore sottraendo così calore alla pianta e abbassandone la temperatura superficiale. Il fatto che la vegetazione abbia temperature inferiori a quelle delle superfici degli edifici e delle pavimentazioni artificiali riduce l’apporto termico – per irraggiamento, convezione o conduzione – all’ambiente circostante migliorando il comfort ambientale.
Non vanno poi sottovalutati altri benefici correlati alla presenza di aree vegetalizzate nelle città: aumento dell’umidità relativa, controllo della velocità del vento, controllo del rumore, assorbimento di CO2 e di altri inquinanti, produzione di ossigeno, benessere psico fisico.

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Alberi in città, Porta Volta a Milano, sullo sfondo la Feltrinelli di Herzog e de Meuron.
Foto Inexhibit 2019.

Strategie di forestazione urbana in Italia
Il tema della forestazione urbana è diventata centrale nelle politiche ambientali di stati, regioni e comuni con l’obiettivo di ridurre la CO2 in atmosfera e di mitigare gli effetti del riscaldamento globale. In Italia, l’appello a piantare 60 milioni di alberi nel più breve tempo possibile è stato promosso nel settembre del 2019 da tre intellettuali: lo scienziato Stefano Mancuso, il presidente di Slow Food Carlo Petrini e il vescovo di Rieti Domenico Pompili. Il documento si è fatto portavoce dell’iniziativa avviata dalle comunità internazionali ‘Laudato Sì’ che si ispirano all’enciclica pubblicata nel 2015 da papa Francesco.
Dal punto delle iniziative pubbliche, nel nostro paese il DM 9 ottobre 2020 ha emanato un avviso pubblico “programma sperimentale per la riforestazione urbana” secondo cui “Ciascuna Città Metropolitana dovrà redigere o selezionare i progetti tenendo conto, oltre che dei requisiti di ammissibilità previsti dal D. M. del 9 ottobre 2020, della valenza ambientale e sociale dei medesimi, del livello di riqualificazione e di fruibilità dell’area oggetto dell’intervento”.
La necessità di finanziare i progetti di messa a dimora di alberi per la creazione di foreste urbane segue, a livello normativo, quanto definito con il Decreto-Legge14 ottobre 2019 relativo alle misure necessarie per rispettare gli obblighi sulla qualità dell’aria previsti dalla Direttiva Europea 2008/50/CE.
A luglio 2021 il MiTE- ministero per la transizione ecologica- ha firmato il decreto che finanzia con 15 milioni di euro trentaquattro progetti per la forestazione urbana, di cui 14 proposti dalle città metropolitane di Venezia, Bari, Genova, Bologna, Palermo, Torino, Milano, Roma, Firenze, Catania, Napoli, Reggio Calabria, Messina e Cagliari.

Due progetti di forestazione urbana in Italia

Milano, Città Metropolitana – Forestami
Il progetto Forestami prevede di piantare di 3 milioni di alberi nel territorio della Città Metropolitana entro il 2030, per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la vita degli abitanti di Milano e di tutto il suo hinterland.
Nato nel 2018 da una ricerca del Politecnico di Milano (Future City Lab del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, insieme al Laboratorio di Simulazione Urbana Fausto Curti e sotto la direzione scientifca di Stefano Boeri) con il sostegno di Fondazione Falck e FS Sistemi Urbani, Forestami è promosso da Città metropolitana di Milano, Comune di Milano, Regione Lombardia, Parco Nord Milano, Parco Agricolo Sud Milano, ERSAF e Fondazione di Comunità Milano.
L’obiettivo del progetto Forestami è di promuovere una trasformazione profonda del tessuto urbano attraverso interventi a scale differenti che, accanto all’ implementazione del verde urbano con la creazione di corridoi verdi, parchi e piazze alberate, prevede anche la conversione in oasi verdi di cortili scolastici, universitari e ospedalieri, la trasformazione di cortili condominiali e vuoti urbani, la demineralizzazione delle superfici pavimentate e impermeabili all’interno di aree commerciali e industriali, l’ aumento dei tetti verdi e la bonifica di aree inquinate. Forestami è dunque un progetto aperto, che intende coinvolgere il più ampio numero di soggetti, dagli enti pubblici alle associazioni, dalle aziende private ai singoli cittadini fino agli studenti delle scuole. Nel biennio 2018-2020 sono state portate avanti attività scientifche, tecniche e di concertazione con tutti i Comuni interessati, sia per conoscere lo stato del verde all’interno dell’Area Metropolitana che per l’elaborazione di progetti pilota.
Dal sito ufficiale di Forestami (https://forestami.org/)- che raccoglie tutti i contenuti per conoscere lo sviluppo del progetto- risulta che, a novembre 2021, sono stati messi a dimora 284.817 alberi.

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Sistema antropizzato- Superfici impermeabili in quattro zone della Città Metropolitana di Milano; Elaborazione: Laboratorio simulazione urbana Fausto Curti – Politecnico di Milano, dal Report Forestami 2020.

Prato – Urban Jungle
Il progetto Urban Jungle – PUJ del Comune di Prato ha l’obiettivo di riqualificare e rigenerare quattro distretti della città che soffrono di maggiore criticità sociale e ambientale attraverso l’incremento di aree ad alta densità di verde – le cosiddette giungle urbane – che saranno implementate per sfruttare la capacità delle piante di abbattere le sostanze inquinanti e di migliorare la qualità dell’ambiente urbano. L’intento dell’ammisnistrazione comunale è di co-progettare gli interventi con l’inclusione dei cittadini attraverso una una pianificazione urbana condivisa. I quattro siti pilota scelti sono: Quartiere Soccorso- Sede Consiag Estra; Quartiere San Giusto- Edifici EPP via Turchia ; Quartiere Macrolotto zero-Mercato coperto e Area comerciale di via delle Pleiadi.
Le linee guida del progetto sono presentate nel documento di Forestazione Urbana, che contiene sia un’analisi approfondita dei benefici del verde urbano a cura di Stefano Mancuso e Pnat, sia le strategie di intervento di forestazione  a cura dello Studio Stefano Boeri Architetti
Con Urban Jungle il comune di Prato intende raggiungere due obiettivi principali:1,la rigenerazione di aree urbane in disuso, sottoutilizzate o in declino attraverso la riqualificazione e rifunzionalizzazione di edifici e spazi; 2, la creazione di hub verdi tra la comunità capaci di costruire strutture e aree di fruizione ambientale, sportiva, culturale e sociale
Il progetto Prato Urban Jungle è stato co-finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) attraverso il programma Urban Innovative Actions.
Il sito del Comune di Prato https://www.pratourbanjungle.it/ offre tutte le info sullo stato di avanzamento del progetto.

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Prato Urban Jungle, prefigurazioni di due progetti per i siti pilota: sopra area commerciale via delle Pleiadi, sotto, Macrolotto zero-Mercato coperto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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