Microsoft Hololens cambierà il modo in cui lavoriamo? La prova di Inexhibit

Microsoft HoloLens
Testo di Riccardo Bianchini
Immagini di Microsoft ed Inexhibit

Microsoft Hololens augmented reality headset

Un visore HoloLens, immagine courtesy Microsoft

Microsoft HoloLens  – La prova e l’opinione di Inexhibit magazine

Introduzione

La Realtà Aumentata promette di essere la prossima rivoluzione nel mondo delle tecnologie interattive. Purtroppo si tratta una promessa che sentiamo da almeno un decennio, senza che questo tipo di tecnologia sia mai davvero diventata parte della nostra vita quotidiana, nonostante gli sforzi di molti colossi dell’industria digitale, Google su tutti. Oggi, l’evoluzione della Realtà Aumentata si chiama Mixed Reality e si spera che ottenga finalmente il riscontro sperato.
Ecco quindi che l’arrivo dei primi prototipi (chiamati “Edizione di Sviluppo”) di HoloLens, il nuovo visore Mixed Reality sviluppato nientemeno che da Microsoft, sta stimolando ovunque una grande curiosità da parte sia di professionisti che di semplici appassionati delle nuove tecnologie.

Che cos’è Microsoft HoloLens

Hololens è una tecnologia ed una piattaforma di sviluppo software prodotta da Microsoft con l’intento di offrire una nuova generazione di soluzioni per la Realtà Aumentata.
Nel suo significato comune, questa si differenzia dalla Realtà Virtuale perché aggiunge uno o più livelli sensoriali artificiali, sovrapposti digitalmente, a ciò che i nostri sensi percepiscono come la “realtà fisica” che ci circonda. Invece, la Realtà Virtuale, almeno nella sua declinazione più estrema, è concepita per rimpiazzare completamente la realtà fisica con un suo universo percettivo artificiale coerente ed auto-sufficiente. Per farla breve; avete presente i film “Matrix” e “Minority Report”? Ebbene, il primo rappresenta una Realtà Virtuale, mentre i dispositivi usati da John Anderton / Tom Cruise nel secondo sono tipici esempi di Realtà Aumentata.

Microsoft Hololens augmented reality device 04

Minority Report Augmented Reality

Quando si tratta di rappresentare la Realtà Aumentata, il film “Minority Report” è sempre un riferimento. Sopra: un’immagine promozionale di Microsoft della tecnologia HoloLens. Sotto: un fotogramma dalla serie televisiva “Minority Report” prodotta da Amblin Entertainment

Mi tocca specificare che, come accennato, Microsoft definisce HoloLens un dispositivo per la Realtà Mista (Mixed Reality) piuttosto che per quella aumentata. In linea teorica, mentre la seconda si limita a sovrapporre un livello addizionale di informazione digitale alla realtà fisica, la Realtà Mista combina mondo reale e virtuale in un unico “mondo” ibrido fisico/digitale.
Per essere onesti, trovo la distinzione piuttosto capziosa, ed in più sostanzialmente irrilevante per l’utente finale. Quindi mi perdonerete se, d’ora in avanti, userò i due termini come sinonimi.

Mixed reality Gene Kelly Jerry Mouse

Precursori della Mixed Reality? Gene Kelly ed il topo Jerry nel film MGM “Due marinai e una ragazza” (1945)

Detto questo, vi chiederete cosa renda Hololens diverso e migliore rispetto a prodotti simili e dall’esito infelice come, ad esempio, Google Glass. Iniziamo da quel piccolo prefisso, “Holo“.

Il visore HoloLens è in grado di fornire una visione stereoscopica tridimensionale in tempo reale, attraverso una tecnologia che sfrutta i principi fisici dell’olografia.
Immagini ed oggetti virtuali vengono dunque mostrati come fossero “sospesi” all’interno dell’intero ambiente circostante, invece che essere visualizzati su un piano ottico ben definito come nel caso dei Google Glass.

Non molti dettagli sulle tecnologie utilizzate sono stati resi pubblici; ciò nonostante posso ragionevolmente supporre non sia molto diversa da quella adottata nei visori montati sui caschi aeronautici. Per quanto ne sappiamo, HoloLens è probabilmente basato su un sistema di visione binoculare che sfrutta guide d’onda ottiche di tipo surface relief grating (SRG Optical Waweguides); in pratica, si tratta di iniettare luce prodotta da LED in un sistema di elementi piani trasparenti a riflessione interna totale, facendola poi emergere in punti specifici attraverso una serie di elementi diffrattori per produrre le immagini.
Questa tecnologia è stata originariamente sviluppata nei primi anni Duemila da Nokia, che Microsoft ha acquisito nel 2014.
Se vi è mai capitato di fare un esperimento grattando la superficie di una fibra ottica monofilamento, probabilmente vi sarete fatti un’idea di quello che sto (un po’ semplicisticamente) cercando di illustrare.

In più, il sistema include audio binaurale, tracciamento dello sguardo, riconoscimento gestuale, e rilevazione dei movimenti della testa tramite accelerometro.

Mentre i Google Glass erano chiaramente pensati per la navigazione web, per l’intrattenimento e per il tempo libero; Microsoft HoloLens è molto più orientato ad un’utenza ed ad applicazioni professionali.

Microsoft Hololens augmented reality device 01

Immagine simulata dell’utilizzo di HoloLens nel campo del design industriale; immagine courtesy Microsoft

Tutto l’hardware richiesto per il funzionamento di HoloLens è incluso nel casco stesso, che contiene “più potenza computazionale di un computer portatile medio”, come Microsoft afferma orgogliosamente. Il casco non richiede ventole né cablaggi esterni; e completamente “entro-contenuto”, per così dire.

La nostra prova

Ai primi di giugno 2016, ho avuto l’opportunità di provare un esemplare di HoloLens alla Biennale di Venezia Architettura. Il sistema era parte della mostra nel padiglione degli Stati Uniti ai Giardini della Biennale; più esattamente era parte della presentazione di un progetto concepito dallo studio americano Greg Lynn FORM per la riconversione di un ex stabilimento automobilistico a Detroit.
L’installazione è stata sviluppata, oltre che dagli architetti, da Microsoft e da Trimble; le due compagnie hanno infatti recentemente stretto un accordo per lo sviluppo di applicazioni per il settore della progettazione edilizia e del design.

Benchè due set identici fossero a disposizione, la mia prova è stata necessariamente breve (circa una ventina di minuti), per via dei molti visitatori in coda per testare il dispositivo.

Microsoft Hololens Test Venice Biennale 2016

La dimostrazione della tecnologia HoloLens all’interno del padiglione degli Stati Uniti alla BIennale di Venezia Architettura con i due dispositivi in prova, giugno 2016, foto Inexhibit

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Il modello del progetto di riconversione dell’ex stabilimento Packard Plant a Detroit, utilizzato come base per la dimostrazione di HoloLens alla Biennale di Venezia, foto Inexhibit

Il visore non è né molto grande né pesante, ciò nonostante sistemarlo intorno alla mia testa non è stata impresa facile; io porto gli occhiali ed il visore deve essere strettamente fermato al cranio per mezzo di un anello regolabile in plastica, il che si è rivelato piuttosto complicato nel mio caso.

Il programma era di dimostrare come il dispositivo fosse in grado di rendere “interattivo” un modello architettonico in scala.

Appena attivato il dispositivo, sul visore sono comparsi una serie di cubi “sospesi” sopra il modello. Per rendere interattiva una parte specifica della maquette, bisogna “cliccare in aria” su uno di questi cubi virtuali, pizzicandoli tra indice e pollice, un po’ come se si cercasse di afferrare al volo una mosca.

Dopo qualche tentativo a vuoto sono finalmente riuscito ad “attivare” una porzione del modello e, muovendo la testa, a navigare all’interno di una replica in scala reale dell’edificio, con tutto l’usuale corredo di ombre, colori e texture delle ricostruzioni architettoniche virtuali. La ricostruzione è sovrapposta in semi-trasparenza sulla visione normale della sala in cui ci si trova.

In teoria, è possibile “muovere” oggetti e parti del modello virtuale, in modo da avere un’esperienza maggiormente interattiva, ma per farlo in modo efficace è indispensabile un certo allenamento nell’uso delle capacità di riconoscimento gestuale del dispositivo.

Microsoft Hololens gesture demonstration Greg Lynn

Microsoft Hololens interaction demonstration Greg Lynn

In queste simulazioni, l’architetto Greg Lynn dimostra le capacità di interazione gestuale di HoloLens, immagini courtesy Microsoft

Lo stile visivo del modello tridimensionale che appare nel visore era un po’ “grafica anni ’70” ad essere sinceri; non so se la cosa fosse voluta o fosse semplicemente dovuta a qualche tipo di limitazione tecnica.

La mia idea è che, dato che la ricostruzione 3D viene sovrapposta all’ambiente reale circostante, un livello minimo di saturazione e di contrasto è necessario perchè le immagini siano percepibili in un ambiente mediamente illuminato; dettagli più fini ed immagini meno intense cromaticamente sono semplicemente troppo flebili perché l’occhio umano le percepisca in simili condizioni di luce.

L’area coperta della ricostruzione in realtà aumentata non è molto ampia, le immagini sovrapposte coprono solo una piccola parte del campo visivo, 30 gradi approssimativamente; se si muovono gli occhi fuori da quest’area predefinita, le immagini semplicemente scompaiono.

E’ stata quindi una prova deludente? Non proprio. Questo non è infatti un dispositivo pensato per la realtà virtuale di tipo immersivo come Oculus Rift, per esempio; è piuttosto inteso a combinare insieme reale e virtuale in un insieme coerente. In più HoloLens offre un assai interessante, anche se ancora imperfetta, interazione basata su una gestualità naturale.

Naturale è probabilmente la parola chiave. Tradizionalmente, molti dispositivi per Realtà Virtuale ed Aumentata sono oggetti molto “tecnologici”, muscolari e pesanti, mentre la soluzione proposta da Microsoft è relativamente semplice, leggera e “umana”, se così si può dire.

Non posso onestamente affermare che la mia esperienza sia stata stupefacente o particolarmente spettacolare; però non ho sperimentato quella fatica visiva così tipica di tutti i visori VR, l’impressione è che questo visore possa essere usato per ore.

Lasciando da parte il settore giochi e passatempo, questo potrebbe essere il dispositivo ideale per applicazioni nel campo della progettazione, ed in molti campi legati alla medicina, alla produzione industriale, al settore culturale, e così via. In breve, per applicazioni serie, invece che per divertimento.

Ciò detto, la tecnologia è evidentemente ancora in una fase di sviluppo iniziale, in particolare per quello che riguarda la qualità d’immagine e l’interazione. Ciò nonostante, non vedo particolari ragioni tecniche che impediscano a Microsoft di migliora questi aspetti in tempi relativamente brevi.

La Development Edition di HoloLens è attualmente disponibile per sviluppatori selezionati al prezzo di 3.000 dollari (e questo è sicuramente un prezzo assai serio…); mentre un kit di sviluppo per applicazioni HoloLens in Windows 10 ed un emulatore per testare le applicazioni pur non avendo un dispositivo, sono disponibili gratuitamente all’indirizzo https://developer.microsoft.com/it-it/windows/holographic/install_the_tools

La nostra opinione

Tecnologia promettente, senza dubbio. Non però ancora abbastanza collaudata; in più il dispositivo è ancora troppo costoso per essere appetibile per piccole aziende e professionisti.
Sarei felice però che Microsoft la sviluppasse ulteriormente, perché ha qualcosa che mi piace molto, anche se faccio fatica a spigarlo razionalmente.
Può darsi si tratti della “leggerezza” concettuale e dell’esperienza percettiva fornite da Microsoft HoloLens, in particolare se confrontate con la “pesantezza” tecnologica e la funzionalità prosaica di praticamente tutti i prodotti di Realtà Virtuale attualmente sul mercato.

Ma in particolare, apprezzo specialmente il suo essere un dispositivo dedicato ad applicazioni “serie”; in qualche modo il suo essere come un salmone che nuota controcorrente in un’epoca in cui la “rivoluzione digitale” sta diventando sempre più solo un metodo per drenare danaro da miliardi di gonzi digitali.

Quindi, adelante, Microsof! Ma con giudizio. Perché in realtà nessuno ha davvero bisogno dell’ennesimo stupido gadget interattivo buono solo per navigare su internet di cui il pubblico più smaliziato non sente bisogno né alcun desiderio di acquistare.


Il design della tecnologia quotidiana

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