Buone Nuove. Il MAXXI di Roma racconta le donne in architettura

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Buone Nuove. Il MAXXI di Roma racconta le donne in architettura

Signe Hornborg, prima donna al mondo a laurerasi in architettura a Helsinki nel 1890; Zaha Hadid, prima architetta a ricevere, nel 2004, il prestigioso Pritzker Prize; Norma Merrick Sklarek, prima afroamericana ad avere accesso alla professione nel 1954; Charlotte Perriand e Eileen Gray, icone del design modernista; Ada Louise Huxtable, inventrice negli anni ’60 della critica di architettura con la sua rubrica sul New York Times e vincitrice nel 1970 del Premio Pulitzer. E poi ancora Elizabeth Diller, Kazuyo Sejima, Benedetta Tagliabue e Lina  Ghotmeh. Sono solo alcune delle protagoniste della mostra BUONE NUOVE. Donne in architettura, allestita al MAXXI di Roma fino all’ 11 settembre 2022.

in copertina: Laundry Day, 2021, courtesy of Edit Collective
Nel Regno Unito, come in molti altri paesi del Nord Europa, i contratti di locazione e le società di gestione immobiliare non permettono che i condomini lascino ad asciugare il bucato nei giardini e sui balconi. Paradossalmente, il bucato viene considerato “sporco”, un elemento che compromette l’ambiente costruito. Laundry Day (letteralmente “giornata del bucato”) ha come obiettivo quello di protestare contro la tendenza a dare maggior valore al lavoro produttivo rispetto a quello riproduttivo e contro l’idea sessista, puritana e classista che le tracce della vita quotidiana e della cura non possano essere rese visibili. Edit è un collettivo di donne che si occupa di mettere in discussione i pregiudizi e le gerarchie che permeano l’ambiente costruito; Le loro ricerche si concentrano sull’architettura e sulla sua capacità di influenzare e preservare i ruoli di genere e quelli familiari.

Attraverso la narrazione storica e una panoramica della situazione internazionale attuale, la mostra racconta l’evoluzione del mestiere di architetto nell’ultimo secolo, con il superamento dello stereotipo del ‘grande maestro’ capo indiscusso dello studio, a favore di una nuova geografia della professione nella quale la presenza femminile si fa sempre più autorevole. Siamo dunque di fronte a una vera e propria “mutazione antropologica” che riflette cambiamenti epocali nella società e, di conseguenza, nel ruolo dell’architettura, che oggi si confronta con questioni sociali e ambientali, con la tecnologia, con l’attivismo per l’eguaglianza di genere.

Spiegano i curatori della mostra: “BUONE NUOVE è per il MAXXI una mostra importante, che ci consente di proseguire nel nostro intento di raccontare un universo architettonico in evoluzione e di promuovere le energie migliori. Almeno tre i temi che vorremmo sottolineare. ll primo è il crescente processo di liberazione del mondo professionale dell’architettura da pregiudizi e abitudini che spesso hanno frenato l’affermazione delle donne e di altri soggetti “non-standard” (collettivi, coppie, formazioni aperte). Il secondo riguarda l’impressione che l’allargamento della platea professionale nel senso della gender equality contribuisca positivamente alla capacità dell’architettura di rispondere alle urgenze del presente, soprattutto in termini di sensibilità ecologica, inclusività, sostenibilità sociale. L’ultimo punto, infine, vede l’ Italia, dove troviamo molte donne tra i migliori progettisti emergenti (o emersi), come un esempio avanzato di questa trasformazione”.
Curata da Pippo Ciorra, Elena Motisi ed Elena Tinacci, con un allestimento progettato da Matilde Cassani, BUONE NUOVE si articola in quattro aree tematiche: STORIE, PRATICHE, NARRAZIONI, VISIONI e con l’installazione site specific UNSEEN di Frida Escobedo.

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Lina Ghotmeh, foto di Gilbert Hage
LINA GHOTMEH | Lina Ghotmeh – Architecture, LGA, Parigi, Francia

Nata ed educata all’architettura a Beirut, Ghotmeh ha deciso di completare la formazione e stabilire il centro produttivo del suo lavoro a Parigi. Coniuga la fascinazione per il sapere artigianale con tecnologia e strumentazioni digitali. Lo studio Lina Ghotmeh è stato fondato dopo la vittoria del concorso per il Museo Nazionale dell’Estonia. Lavora oggi in Francia, in Libano e in molti altri paesi.

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Lina Ghometh, Stone Garden. Resilient Living: An Archaeology of the Future, foto ©Iwan Baan.

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Kazuyo Sejima, foto di Kohei Omachi

KAZUYO SEJIMA | SANAA, KAZUYO SEJIMA & ASSOCIATES / KSA, Tokyo, Giappone.
La struttura professionale creata da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa rappresenta un eccezionale prototipo di collaborazione “su misura”. Nello stesso spazio convivono i soggetti SANAA, Sejima e Nishizawa. La geometria professionale varia a seconda della natura e della scala degli incarichi. Lo studio Sejima nasce nel 1987, SANAA nel 1995. Entrambi i leader vengono da una formazione universitaria giapponese e da esperienze nello studio di Toyo Ito. I lavori di SANAA sono oggi presenti in Asia, Europa e Nordamerica.

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Kazuyo Sejima & Associates/KSA, Design and Event Center a Puyuan. Crediti: Takashi Homma.

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Benedetta Tagliabue

BENEDETTA TAGLIABUE | Miralles Tagliabue EMBT, Barcellona, Spagna e Shanghai, Cina. Dopo la scomparsa di Enric Miralles, l’architetta italiana è non solo riuscita a conservare ed espandere la forza professionale dello studio EMBT, ma anche a imprimergli ulteriore slancio e riconoscibilità. Si è infatti aperta a nuovi fronti di ricerca, come quello delle architetture tessili, e a nuovi orizzonti come la Cina. Tagliabue si associa a Miralles in EMBT nel 1994 dal 2000 è unica leader di uno studio multiculturale dal forte approccio sperimentale. Tra i progetti più noti il nuovo Parlamento di Edimburgo, il mercato di Santa Caterina a Barcellona e la stazione metro a Napoli.

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Benedetta Tagliabue, Padiglione spagnolo, Expo Shanghai, 2010;  crediti: Shen Zhonghai
Courtesy of Architect Benedetta Tagliabue – Miralles Tagliabue EMBT

Buone Nuove. Donne in architettura
MAXXI, via Guido Reni 4/A Roma
fino all’ 11 settembre 2022

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Denise Scott Brown; crediti fotografici: Frank Hanswijk. Courtesy of Venturi Scott Brown and Associates.


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