Mark Bradford – Gli Stati Uniti alla Biennale d’Arte di Venezia 2017

Luogo: Venezia, Italia
La Biennale di Venezia
Padiglione degli Stati Uniti alla 57° Biennale d'Arte di Venezia 2017
Foto © Inexhibit 2017

Mark Bradford – Tomorrow is Another Day – Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale d’Arte di Venezia 2017 

Il padiglione degli Stati Uniti alla Biennale d’Arte di Venezia 2017 presenta Tomorrow is Another Day, un’installazione site-specific di Mark Bradford.
La mostra è curata da Christopher Bedford e Katy Siegel per conto del Museo di Arte di Baltimora e del Rose Art Museum della Brandeis University.


Mark Bradford (nato nel 1961) è una tra le figure più interessanti dell’Espressionismo Astratto contemporaneo, un artista la cui opera riunisce un approccio esemplare al colore e alla materia con un’attenzione profonda per le tematiche sociali e la resilienza di persone e comunità ai margini della società.
Bradford esprime la sua visione sia attraverso opere d’arte che attraverso iniziative sociali e di aiuto reciproco, come la piattaforma educativa non profit Art + Practice che ha co-fondato a Los Angeles e, a Venezia, il progetto Process Collettivo, sviluppato insieme alla cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri, che si occupa del reinserimento sociale dei detenuti.


Tomorrow is Another Day si compone di cinque “stanze”.

La sala d’ingresso ospita l’installazione Spoiled Foot (Piede Torto), che riempie lo spazio con una grande massa rossa e nera che scende dal soffitto e che obbliga il pubblico a camminare in uno spazio angusto, sfiorando le pareti perimetrali, come metafora della contrapposizione tra chi vive ai margini e il potere sempre più centralizzato e incombente.

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Mark Bradford, “Spoiled Foot”, 2016, Tecnica mista su tela, legno, materiali recuperati, cartongesso; foto © Inexhibit 2017

La seconda sala ospita quattro lavori prevalentemente di colore nero, tre grandi dipinti-collage e una scultura.
Nelle tele, ognuna intitolata ad una sirena mitologica, Bradford ha utilizzato una tecnica già adottata nei suoi lavori pionieristici degli anni Duemila, che prevede l’uso di cartine per permanente “annegate” in vernice iridescente nera e porpora sino ad ottenere un effetto  di materia profonda e cangiante che “evoca il mare ed il moto ondoso”.
La scelta dei titoli è un riferimento  all’abuso della figura femminile, sia nella vita privata che nella cultura popolare.
I tre dipinti circondano una scultura centrale, intitolata Medusa, realizzata con ciocche di carta nera dilavata, a formare un trittico classico-contemporaneo intorno al tema della rappresentazione femminile.

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Mark Bradford, “Thelxiepeia” (destra) e “Leucosia” (sinistra), 2016, Tecnica mista su tela; e  “Medusa”, 2016, Venice acrilica, carta, corda, pece; foto © Inexhibit 2017

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Mark Bradford, Thelxiepeia (dettaglio), 2016, Tecnica mista su tela foto © Inexhibit 2017

Il terzo spazio, la rotonda del padiglione, accoglie un’installazione site-specific, intitolata Oracle (Oracolo) realizzata con viluppi di carta nera e sbiancata, attraverso cui Bradford trasforma la rotonda in una sorta di grotta primigenia, “un luogo a metà strada tra la grotta e l’ altare, tra natura e cultura, dove gli oracoli dispensano verità profonde e profezie”.

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Mark Bradford Oracle United States Venice Art Biennale 2017 Inexhibit

Mark Bradford, Oracle, 2017, Tecnica mista; foto © Inexhibit 2017

Mentre la seconda sala presenta quattro opere in nero, la quarta contiene una sequenza di tre grandi dipinti-collage colorati – realizzati con carta decolorata, imbevuta e modellata a mano dall’artista – che evocano sia la bellezza che la fragilità della natura.

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Mark Bradford, “Tomorrow is Another Day” (a sinistra), “105194” (a destra) and “Go Tell it on the Mountain” (al centro), 2016,  Tecnica mista su tela; foto © Inexhibit 2017

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Tomorrow Is Another Day; foto © Inexhibit 2017

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105194 (dettaglio); foto © Inexhibit 2017

Infine, nell’ultima sala, un singolo video realizzato da Bradford nel 2005 allude all’evoluzione e alla resilienza dell’identità dei neri americani.  Il protagonista del video, intitolato Niagara, è Melvin, un ex vicino di casa di Bradford, che si allontana dalla fotocamera camminando, come faceva Marilyn Monroe nell’omonimo film, quale metafora della ricerca personale di un altro domani.
Mostra di grande effetto e spessore, Tomorrow is another Day ci fa scoprire uno dei talenti più completi dell’arte contemporanea americana.

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Mark Bradford, Niagara, 2005, Video 3:17 minutes, colore, muto; foto © Inexhibit 2017


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Biennale d’Arte di Venezia 2017 | informazioni, programma e mostre

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