Varsavia | Polin – Mille anni di storia Ebraica

Luogo: Warsaw, Nazione:Poland
Cliente: Città di Varsavia e Ministero Polacco della Cultura
Progetto architettonico:
Architects Lahdelma & Mahlamäki Ltd. con Kuryłowicz & Associates
Progetto dell'allestimento:
Event Communication, UK
Nizio Design International, Poland
Testi di Riccardo BIanchini, Inexhibit
Foto cortesemente fornite da Polin Museum
Per i crediti fotografici vedi le didascalie

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foto di Wojciech Krynski

Varsavia | Mille anni di storia Ebraica | il Museo Polin

Polin è una parola dal significato complesso; una leggenda narra che un tempo gli Ebrei, in fuga dalla persecuzione nell’Europa occidentale, arrivarono in una foresta dove sentirono qualcuno pronunciare la parola Polin (Polonia in Ebraico); ma lo stesso termine in lingua ebraica suona anche come Po-lin, ovvero “restate qua”; e così decisero di stabilirsi in quel luogo. Questo racconto leggendario segna l’inizio della storia degli Ebrei polacchi, una storia lunga mille anni e che ha in Varsavia il suo luogo più simbolico.

Nel 2005 è stato deciso di realizzare un museo dedicato alla storia degli Ebrei polacchi, laddove un tempo sorgeva il quartiere ebraico di Varsavia (poi devenuto  il tristemente famoso Ghetto di Varsavia).
Al termine di un concorso a cui hanno partecipato alcune dei più noti interpreti dell’architettura contemporanea si è imposto il progetto dell’architetto finlandese Rainer Mahlamäki. Nonostante l’edificio sia stato completato nel 2013, nell’anno passato i suoi spazi sono stati utilizzati per ospitare mostre temporanee, laboratori didattici, conferenze ed eventi speciali.
Il 28 ottobre scorso, al termine dei lavori di allestimento è infine stato inaugurato il percorso museale permanente.

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sopra e sotto: foto di Wojciech Krynski

Collocato  di fronte al memoriale dedicato agli eroi del Ghetto, l’edificio progettato da Mahlamäki, con una superficie di 12.800 mq, ha una forma esterna molto regolare: un parallelepidedo quasi perfetto. Ad un esame più ravvicinato tuttavia, alcuni  dettagli rivelano che questa “perfezione” è decisamente apparente: un lungo taglio verticale percorre la facciata opposta al memoriale, a simboleggiare la frattura prodotta dall’Olocausto nella storia degli Ebrei polacchi, e la texture, composta dalla parola Polin ripetuta infinite volte,  corre sull’involucro in vetro serigrafato dell’edificio così come sui frangisole in rame microforato.
Lo spazio di accoglienza del museo è un grande spazio dalle forma organiche che distribuisce ai  vari spazi funzionali e introduce alle gallerie espositive.

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Sopra e sotto: foto di Wojciech Krynski

Un terzo della superficie dell’edificio è occupato dalla mostra permanente, dedicata alla lunga storia degli Ebrei Polacchi e suddivisa in otto sezioni tematiche e cronologiche: da “Primi Incontri”, sull’arrivo degli Ebrei in Polonia nel X secolo sino alle vicende contemporanee, il percorso racconta una storia lunga più di 1000 anni.
La narrazione di tipo immersivo e multimediale  è formata da oggetti, documenti, opere d’arte, video ed installazioni interattive. Tra i reperti più interessanti è va menzionata la ricostruzione in scala 1:1 della perduta sinagoga lignea settecentesca di Gwoździec.

POLIN-Gallery First Encounters

POLIN-Gallery Paradisus Iudaeorum

POLIN gallery The Jewish Town

sopra: la sezione “Primi Incontri”; foto Darek Golik
al centro: “Paradisus Iudaeorum”; foto Magdalena Starowieyska; Darek Golik
sotto: “Gwoździec Re!construction”; foto Magdalena Starowieyska

La sezione dedicata agli anni dell’occupazione Tedesca è, come ci si può aspettare, di grande impatto emotivo; il racconto della tragedia delle persecuzioni Naziste, della rivolta del Ghetto di Varsavia e dell’Olocausto occupano uno uno spazio collocato sul lato opposto rispetto al memoriale degli eroi del Ghetto.

POLIN-Gallery Holocaust-02

POLIN-Gallery Postwar Years-02

POLIN-Gallery Postwar Years

sopra: la sezione “Olocausto” foto Darek Golik; al centro e sotto “Gli anni del dopoguerra” foto Magdalena Starowieyska; Darek Golik

Testo di Riccardo Bianchini, Inexhibit


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