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100 fotografie in mostra al MUDEC di Milano

  • The Green House©1990-Sandy Skoglund-cover

    Al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, dal 7 marzo al 28 giugno è allestita la mostra “100 fotografie per ereditare il mondo”.
    Il nuovo progetto espositivo del MUDEC – Museo delle Culture di Milano, è un percorso per immagini che mette al centro la fotografia come strumento per leggere il mondo, uno strumento capace di raccontare il passato, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. È il linguaggio della contemporaneità e, insieme, la memoria visiva dell’umanità.
    L’idea di “ereditare il mondo” si traduce in una riflessione sul nostro tempo, un presente complesso e denso di incertezze: da qui prende forma l’approccio storico della mostra che, curata da Denis Curti in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti, si articola in sei sezioni che ripercorrono la storia della fotografia, dalle sperimentazioni visive della prima metà dell’ Ottocento ad oggi.

    immagine in copertina: Sandy Skoglund The Green House (1990), Courtesy Paci Contemporary Gallery (Brescia – Porto Cervo), © 1990, Sandy Skoglund

    Vista di una sala della mostra 100 fotografie per ereditare il mondo, MUDEC, Milano.
    Foto © Jule Hering

    IL PERCORSO ESPOSITIVO
    Dopo la sezione introduttiva, “Società senza immagini – società con le immagini” – che attraverso silhouette, dagherrotipi, ferrotipi restituisce il passaggio da un mondo in cui l’immagine era rara e unica a un mondo in cui diventa strumento sociale, familiare e identitario, si apre la prima sezione “Nascita della fotografia”, dedicata alle prime sperimentazioni tecniche di Niépce e Daguerre, ai ritratti visionari di Julia Margaret Cameron, alle elaborazioni politiche e allegoriche di Hippolyte Bayard , alle fotografie di Roger Fenton, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855.

    Daguerre, Boulevard du Temple (1839), © Louis-Jacques-Mandé Daguerre / pubblico dominio

    “Fotografia: tra realtà e finzione” è la seconda sezione della mostra, che segna il passaggio verso la fotografia che, ormai tecnicamente matura, comincia a esplorare nuove possibilità linguistiche. In questo panorama si inseriscono le sperimentazioni surrealiste di Man Ray, le inquadrature avanguardistiche di Aleksandr Rodčenko e l’ironia di André Kertész. Accanto a loro, le opere di Henri Cartier-Bresson introducono una concezione nuova di fotografia, in cui l’immagine rimanda un senso di imprevedibilità solo in apparenza spontanea. Le composizioni visionarie di Mario Giacomelli e le invenzioni concettuali di Joan Fontcuberta completano la sezione.
    La terza sezione, “Fotografia come documento”, è dedicata alla fotografia che osserva il mondo e registra gli eventi reali. In questo capitolo trovano spazio le immagini che hanno raccontato il Novecento e, più in generale, i momenti che hanno segnato in modo indelebile la storia contemporanea, come la Grande Depressione, lo sbarco dell’uomo sulla Luna, la caduta del Muro di Berlino, gli attentati dell’11 settembre, gli eventi legati alla pandemia.

    Carol Guzy, Berlin Wall (1989), © Carol Guzy / The Washington Post / Getty Images

    Anonimo, Disinfestazione di Wuhan (2020), © Cnsphoto / Reuters / Contrasto

    Segue la quarta sezione, “Fotografia come diario”, dedicata alla fotografia come strumento di indagine del mondo interiore, dell’identità, dei desideri e della memoria che va oltre l’evidenza visibile. La mostra riunisce alcuni autori che hanno saputo usare la messa in scena, il corpo e l’autorappresentazione come strumenti di indagine identitaria. Tra questi emergono Claude Cahun, Pierre Molinier, che negli anni Sessanta esplora il desiderio e la metamorfosi del corpo in immagini volutamente trasgressive e teatrali, e Robert Mapplethorpe.
    La quinta sezione, “Fotografia come evocazione”, è dedicata all’ambiguità del linguaggio fotografico: un territorio in cui la fotografia diventa evocazione, metafora e costruzione simbolica. Qui le immagini reinventano il reale attraverso la finzione, l’allestimento e la stratificazione visiva. Tra gli autori presenti figurano Newsha Tavakolian , Sandy Skoglund con il suo immaginario surreale, Nancy Burson e le sue sperimentazioni sull’identità, David LaChapelle con le sue scenografie visionarie, e Mat Collishaw.
    Dalle ambiguità del linguaggio si approda alla sesta sezione, “Fotografia come bussola per il domani”, dedicata ai nuovi autori e ai nuovi immaginari del XXI secolo, un panorama in cui reale e post-digitale si sovrappongono continuamente. È qui che la fotografia contemporanea affronta in modo diretto e radicale i temi che definiscono il nostro tempo: la multiculturalità, le questioni di genere, le migrazioni, i conflitti civili, la crisi ambientale e i nuovi modelli di appartenenza. Tra gli autori figurano Ebrahim Noroozi, che riflette sulla fragilità del rapporto tra essere umano e natura; Carlos Ayesta e Guillaume Bression, che esplorano il vuoto e l’assurdità dei territori contaminati dopo il disastro nucleare; e Gohar Dashti, che i mette in scena la casa come luogo di resistenza e memoria nelle aree colpite dalla guerra. Accanto a loro emerge il lavoro di Alba Zari, che indaga l’identità attraverso un linguaggio visivo analitico e post-digitale.

    Lin Zhipeng aka No.223, Figs in pride (2022), courtesy of Pier Luigi Gibelli

    100 fotografie per ereditare il mondo
    MUDEC Via Tortona 56, (Lun-Ven 10.00-17.00)
    07/02/2026 – 28/06/2026
    ORARI Mar, Mer, Ven, Dom 09.30 ‐ 19.30 | Gio, Sab 9.30-22.30

    Tutte le immagini pubblicate sono state messe a disposizione dal MUDEC-Museo delle Culture di Milano. www.mudec.it

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