Scavi di Ercolano e Museo Archeologico Virtuale

Corso Resina 1, Ercolano
Campania, Italy
Email: pa-erco@beniculturali.it
Telefono:+ 39 081 7324 315
Website: http://www.pompeiisites.org/
chiuso il: aperto tutti i giorni, tranne Natale, Capodanno e 1 Maggio
Tipologia: Archeologia

Gli scavi di Ercolano (o Parco Archeologico di Ercolano) sono un celebre sito archeologico nei pressi di Napoli che presenta i resti della città Romana omonima, distrutta insieme a Pompei dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Storia del sito

I primi frammenti dell’antica città di Herculaneum vennero scoperti in modo casuale nel 1709 durante gli scavi di un pozzo d’irrigazione. Una campagna sistematica di scavo non venne però iniziata fino al 1738 ed, in varie fasi e con differenti metodologie, essa continua ancora oggi; si stima infatti che non più di un quinto della città antica, che si estendeva su circa 20 ettari, sia stato portato alla luce sinora.

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Un’incisione a puntasecca (firmata Segoni) che mostra il sito archeologico di Ercolano intorno al 1838

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Un’mmagine attuale di Ercolano (presa nel cortile della Casa del Rilevo di Telefo); foto: Adam Burt

La sfortunata sorte dell’antica Ercolano si differenzia in molti aspetti da quella della vicina Pompei. La città venne colpita da un flusso piroclastico, che uccise la gran parte dei suoi abitanti, circa 12 ore dopo la distruzione di Pompei; l’eruzione si fermo infatti per qualche ora e la gente di Ercolano, sino ad allora intatta, pensò di essere ormai fuori pericolo e ritornò alle proprie case, dove venne investita durante la mattina del 25 Agosto da una mistura mortale di gas incandescente, cenere ed acqua.

La città era collocata su un magnifico promontorio affacciato sul mare ai piedi del Vesuvio; così lo scrittore Latino Lucio Cornelio Sisenna descrive l’antica Ercolano:

«Oppidum tumulo in excelso loco propter mare, parvis moenibus, inter duos fluvios infra Vesuvium collocatum»
(città su un promontorio vicino al mare, racchiusa da piccole mura, posta tra due fiumi ai piedi del Vesuvio)

Dopo il disastro, l’antica Ercolano venne dimenticata. Una nuova città, per lungo tempo chiamata Resina e solo recentemente rinominata Ercolano), venne costruita sul duro strato di fango solidificato che inglobò l’antico centro Romano e lo nascose per oltre sedici secoli.

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Vista panoramica del sito archeologico; foto: rpslee

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Mappa del sito archeologico di Ercolano; fonte: Soprintendenza di Pompei

Differenze tra Pompei ed Ercolano

Il sito di Ercolano è piuttosto diverso da quello di Pompei. Mentre Pompei era un ricco porto ed una meta di vacanze, e la sua struttura urbana era spesso caratterizzata da larghe strade ed edifici piuttosto ampi, Ercolano era un centro urbano più denso, con vie più strette fiancheggiate da costruzioni in media più piccole. Nei decenni precedenti l’eruzione la città era però diventata anch’essa un centro di villeggiatura per i ricchi Romani e molte delle sue abitazioni più importanti erano state arricchite con splendidi affreschi, sculture e mosaici.

Oggi, l’antica Ercolano giace parecchi metri al di sotto del livello stradale attuale, il che rende la visita in qualche modo più drammatica rispetto a quella di Pompei e, rispetto a questa, ci fornisce forse un’idea più precisa di come un tipico centro urbano Romano un tempo fosse. Infatti, mentre Pompei venne coperta da una coltre di cenere e pomice di circa 11 metri, Ercolano fu sepolta dentro uno strato di fango spesso fino a 25 metri che “sigillò” l’intera città e preservò molti dei suoi edifici quasi intatti, alcuni di essi conservano addirittura il tetto in legno originale.

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Panoramica degli scavi; foto: Adam Burt

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Una tipica strada dell’antica Herculaneum; foto: Greg Willis

Cosa offre la visita al sito archeologico di Ercolano

Gli scavi di Ercolano presentano alcuni degli edifici Romani meglio conservati al mondo, compresi capolavori di arte ed architettura come la Villa dei Papiri (che trae il suo nome dal gran numero di rotoli carbonizzati che vi sono stati trovati), la Casa del Genio, la Casa dell’Atrio a mosaico, la Casa del Tramezzo di legno (cosiddetta perché conserva ancora una parete lignea apribile di oltre duemila anni fa), la Casa dell’Alcova, la Casa dell’Albergo (il più grande edificio privato della città, esteso su circa 2.000 metri quadri), la Casa di Nettuno ed Anfitrite, la Sede degli Augustali e le Terme Centrali maschili e femminili.

Molti di questi edifici non sono stati ancora completamente scavati,m come peraltro la gran parte della città, per via del difficile compito di effettuare scavi archeologici sotto un centro urbano moderno di 53.000 abitanti.

Benché la maggior parte delle sculture trovate ad Ercolano siano ora in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, molti edifici mantengono impressionanti decorazioni murarie e mosaici, oltre ad altri elementi decorativi originali. La cosa più impressionante dell’area archeologica di Ercolano è però la possibilità di entrare in un’intera città composta da edifici antichi, molti dei quali non sono in condizioni peggiori di alcune case abbandonate solo pochi decenni fa.

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Sede degli Augustali; vista generale (fonte: Soprintendenza di Pompei) e di dettaglio (foto: Rita Willaert)

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Casa di Nettuno ed Anfitrite; vista generale (fonte: Soprintendenza di Pompei) e particolare di un mosaico (foto: Chris Ruggles)

Il MAV Museo Archeologico Virtuale

Inaugurato nel 2008, il MAV (Museo Archeologico Virtuale) è un museo interattivo adiacente all’area degli scavi. Su una superficie di 5.000 metri quadri, il museo presenta ricostruzioni tridimensionali, videoproiezioni immersive a 360°, ologrammi, ed installazioni interattive che forniscono una visita virtuale dell’antica Herculaneum e di alcuni dei suoi edifici più rappresentativi, ed anche ad una ricostruzione storica dell’eruzione del 79 d.C.

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Facciata principale del MAV Museo Archeologico Virtuale di Ercolano; fonte foto: MAV / Fondazione C.I.V.E.S

Altre immagini di Ercolano

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Casa del Tramezzo di Legno; fonte: Soprindentenza di Pompei

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Foto: Sean Munson

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Particolare di un affresco nella Sede degli Augustali; foto: Mike Steele

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Terme Centrali; foto di Greg Willis (sopra) e Soprindentenza di Pompei (sotto)

Immagine di copertina di Glenn Brunette

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