Voci attraverso un abisso | Intervista a Daniel Libeskind

Daniel Libeskind

Presentiamo qui un’intervista con Daniel Libeskind realizzata dal nostro media partner PLANE-SITE in preparazione per la mostra ‘Time – Space – Existence’ in programma a Venezia a Palazzo Mora, Palazzo Bembo e ai Giardini della Marinaressa durante la Biennale di Architettura 2018


In occasione della Biennale, Libeskind ha anche concepito una scultura architettonica, intitolata “Facing Gaia”, che verrà installata nei Giardini della Marinaressa, di fianco ai Giardini della Biennale ed è stata resa possibile da GAA Foundation, European Culture Center e GRIP Metal.

“La Biennale è un’importante opportunità di esplorare significati e metafore negli spazi e nelle forme dell’architettura. In questo momento storico, la stessa idea di esistenza umana è messa in dubbio. Cosa ci riserva il il futuro della tecnologia? Della natura? Della specie umana? Facing Gaia esprime la tensione di queste relazioni allo stesso tempo incoraggiando ognuno a dare risposte personali ed invitandolo all’interazione.” dice Libeskind riguardo a questo progetto.

Daniel Libeskind Facing Gaia 2018 Venice Architecture Biennale

Rendering della scultura architettonica “Facing Gaia” disegnata da Daniel Libeskind in occasione della Biennale di Architettura di Venezia 2018; immagine Studio Libeskind


L’intervista

Nell’intervista, Daniel Libeskind, con la sua vulcanica personalità e l’ approccio multiculturale alla progettazione, affronta diversi temi, partendo da una celebre citazione dell’Amleto di Shakespeare usata per esemplificare il rapporto tra tempo e architettura (The time is out of joint, ovvero “Il tempo è scardinato”). Più avanti, l’architetto fa alcune interessanti considerazioni su due dei suoi progetti più noti ovvero il Museo Ebraico di Berlino e il masterplan per Ground Zero a New York. Ma la parte più ispirata dell’intervista (secondo me), è quella in cui Libeskind spiega come la memoria, e le flebili voci che permeano un luogo, siano la materia da cui partire per “costruire qualcosa che abbia davvero un senso”.


Il video (in inglese, clicca per la riproduzione)


Traduzione completa (annotazioni di Inexhibit)

Su tempo e architettura
Il tempo è scardinato. Quanto è bella questa intuizione di Shakespeare? Che il tempo stesso è fuori registro, e che è proprio in questo ‘disallineamento’ che si può costruire; questo è il momento in cui un edificio esiste. Il tempo arriva dal futuro, non da dietro di noi. Viene verso di noi in modo del tutto inaspettato, e questo è l’elemento da prendere in considerazione in un edificio, (un elemento) che si muove continuamente in avanti mentre stai costruendo quell’edificio, mentre le persone lo abitano e ci vivono, (e poi quando) ne hanno un ricordo.

Sull’importanza del disegno
L’architettura è l’unica arte totalmente contenuta nel disegno. La mia carriera come architetto si è svolta disegnando. Non ho cominciato con commissioni, con clienti o con la “sociologia” dell’architettura. Ho cominciato sedendo ad un tavolo da disegno con una penna , una matita ed un foglio di carta, disegnando la struttura che sta alla base dell’architettura. Non è diverso dalla musica, la musica è notazione. Le idee si incarnano realmente nei disegni.
Ho chiamato il mio progetto per il Museo Ebraico (a Berlino) “In mezzo alle linee” o “Tra le linee” ed è proprio per via del disegno. Di quello che sta tra le linee del pensiero, del disegno e dell’edificio stesso. Chi avrebbe mai immaginato che il Museo Ebraico, e la storia stessa che rappresenta, avrebbero reso evidente che non erano stati intesi per essere costruiti. Dopo poco tempo il Museo Ebraico è diventato parte della struttura urbana di Berlino. E’ un edificio che davvero si presenta come “Altbau” *, come qualcosa che dialoga con quella storia e che allo stesso tempo l’ha cambiata.

* Libeskind si riferisce allo stile architettonico, tipico di molti edifici tedeschi in muratura realizzati prima della Seconda Guerra Mondiale, noto come “Altbau” (Vecchia Edilizia)

Voci attraverso un abisso
La memoria, per quanto mi concerne, è la base dell’architettura. Cosa può dare senso ad un luogo? E’ più che il semplice sito, è più che una questione solo personale. Sono ‘tutti gli altri’ che danno senso a un luogo. Cerco sempre di pensare a cosa è stato represso nella memoria di un posto. Quali sono le voci che ci sussurrano attraverso un abisso, attraverso le catastrofi, attraverso i vuoti? Cosa ci stanno dicendo quelle voci? Quali sono gli aspetti invisibili che sono realmente presenti lì, e di cui tu devi essere conscio per poter costruire qualcosa che abbia davvero un senso?

Sul masterplan per Ground Zero
L’architettura sovverte in molti modi il mondo fatto di ordine che oggi associamo alle convenzioni. Bisogna esplorare e scoprire possibilità che non sono sempre ovvie (anche quando) si tratta di un masterplan gigantesco come quello per Ground Zero, che per poter essere realizzato ha dovuto ricevere letteralmente il consenso dei più potenti gruppi al mondo. Pochi masterplan sono stati davvero realizzati come tali, quindi mi sono chiesto come potevo fare un masterplan che non finisse per essere dimenticato in un archivio (e la risposta è stata che) dovevo confrontarmi con la politica.
Non costruire nulla nel luogo in cui la gente è morta: si tratta di un lotto edificabile di grande valore commerciale, ma semplicemente non è il posto giusto dove costruire qualcosa. Allontana gli edifici, i grandi grattacieli alla periferia del sito; fai che diventi uno spazio pubblico e crea degli elementi simbolici. La gente mi chiede spesso se non mi è dispiaciuto non realizzare la torre **, e io dico no! Costruire un quartiere di New York è molto più impegnativo che realizzare il grattacielo più alto al mondo.

L’architettura è, in un cero senso banale; chiunque può costruire un edificio, ma la componente civica dell’architettura non è banale, è’ cultura. Questo è ciò a cui credo.

** Libeskind si sta riferendo al suo progetto mai realizzato per la Freedom Tower


Daniel Libeskind National Holocaust Monument Ottawa

Studio Libeskind, National Holocaust Monument, Ottawa, Canada, 2017; foto © Doublespace

Daniel Libeskind Ogden Center Durham University

Studio Libeskind, Ogden Center for Fundamental Physics; Durham, Regno Unito, 2016; foto © Hufton + Crow

Daniel Libeskind Sapphire Berlin

Studio Libeskind, edificio residenziale Sapphire, Berlino, Germania, 2017; foto © Hufton + Crow

Daniel Libeskind Reflections Singapore

Studio Libeskind, Reflections at Keppel Bay, Singapore, 2011; foto © Hufton + Crow

Daniel Libeskind Ground Zero World Trade Center masterplan New York

Studio Libeskind, masterplan per il World Trade Center, New York, Stati Uniti, 2003-in corso; foto © Hufton + Crow

Daniel Libeskind Centre de Congres Mons

Studio Libeskind, Centro congressi, Mons, Belgio, 2015; foto © Georges de Kinder


Time-Space-Existence

Time, space and existence. Questi tre concetti delineano i contorni del mondo che ci circonda – un fatto particolarmente vero all’interno dell’architettura. Prendendo queste parole come punto di partenza, la Fondazione GAA è pronta a curare la sua quarta mostra collaterale nel contesto della Biennale di Architettura di Venezia, che si svolge da maggio a novembre 2018.
Con oltre 100 architetti internazionali, affermati ed emergenti,  la mostra intende offrire un complemento affascinante ad una biennale tradizionalmente tracciata lungo linee nazionali.


link utili

PLANE-SITE: https://plane-site.com/
GAA Foundation:  http://www.globalartaffairs.org
European Cultural Centre (ECC): http://www.europeanculturalcentre.eu/index.php
Studio Libeskindhttps://libeskind.com


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Biennale di Architettura di Venezia 2018 | FREESPACE: tema, mostre ed eventi

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