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Viviamo nelle ‘case del futuro’ immaginate nel secolo scorso? La mostra ‘Home Futures’ a Londra

Di admin - novembre 5, 2018

La mostra ‘Home Futures’, al Design Museum di Londra dal 7 novembre 2018 è un indagine su un tema affascinante: le abitazioni in cui viviamo oggi somigliano alle ‘case del futuro’ immaginate dai progettisti che le hanno elaborate nel corso  del ‘900, o la nostra idea di casa si è dimostrata resistente ad un vero cambiamento?

copertina: Ugo La Pietra, Casa Telematica (1982). Il designer immaginava una casa completamente invasa dagli schermi televisivi che sarebbero stati integrati in ogni mobile domestico. Image credit | Archivio Ugo La Pietra, Milano. 

La visione della ‘casa del futuro’, da sempre tema intrigante non soltanto per gli architetti, è stata indagata e interpretata da designers, scrittori, artisti e registi. Combinando le visioni delle avanguardie del passato con oggetti contemporanei e nuovi progetti, la mostra Home Futures esplora la casa di oggi attraverso il prisma dell’immaginazione di ieri. Immagini storiche, progetti di case meccanizzate e di case minime saranno esposte accanto a fenomeni più vicini al nostro tempo, come i dispositivi di connessione e le nuove forme di condivisione dello spazio abitativo.

Fra i progetti e gli oggetti più interessanti  in mostra ci saranno i mobili originali della “House of the Future” progettata da Peter Smithson e Alison Margareth Smithson nel 1956, filmati originali di ‘General Motors Kitchen of Tomorrow’ (1956), Home Environment di Ettore Sottsass (1972) e un modello originale della Total Furnishing Unit, di Joe Colombo presentata alla mostra “The New Domestic Landscape” del MoMA, nel 1972.

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Peter Smithson, Alison Margareth Smithson, House of the Future, pianta. Mostra Daily Mail Ideal Homes , Londra, 1955 -1956. (immagine da CCA – Canadian Centre for Architecture, Montréal  https://www.cca.qc.ca/en/issues/2/what-the-future-looked-like/32734/1956-house-of-the-future )

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Joe Colombo, Total Furnishing Unit, 1972 (immagine da www.olivari.com)

Collegato a uno dei sei temi della mostra, “vivendo con gli altri”, la mostra includerà anche “One Shared House 2030“, un progetto lanciato da Anton & Irene (New York) e il “laboratorio vivente” finanziato da IKEA, SPACE10. Concepito come progetto di ricerca collaborativa, l’obiettivo di One Shared House 2030 è quello di ottenere quello che sarebbe l’ideale spazio di convivenza del 2030.

Sezioni della mostra

Living smart  (la casa intelligente)
Questa sezione della mostra traccia l’ideale modernista della “casa macchina” e lo confronta con la visione contemporanea della “casa intelligente”. Tra i documenti esposti figurano illustrazioni di William Heath Robinson, che mostrano marchingegni domestici al limite della comicità, e il modello in scala della mitica Villa Arpel, protagonista del film Mon Oncle di Jacques Tatì.

Living on the move  (Vivere in movimento)
Nelle visioni del XX secolo la vita nomade era declinata come una critica al consumismo e alla proprietà. Questa sezione riunisce le visioni nomadi del secolo scorso con esempi contemporanei di economia della condivisione. Collage di Superstudio, illustrazioni di Archigram e un prototipo a grandezza naturale di Home Environment di Ettore Sottsass sono esposti accanto al provocatorio film di Beka & LemoineSelling Dreams”, storia di un uomo che spinge ai limiti il concetto di home sharing vivendo ogni giorno a un nuovo indirizzo.

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Nel 1969, molti anni prima che i laptop consentissero il lavoro in movimento Hans Hollein propose un ufficio mobile sotto forma di una bolla trasparente.  Image credit | Gino Molin-Pradl, Copyright: Private Archive Hollein. 

Living autonomously (Vivere autonomamente)
La sezione è dedicata a modelli di vita vita domestica autosufficiente, ecologicamente responsabili e spesso anti-consumistici. Le visioni di una vita autosufficiente includono l’Autoprogettazione di Enzo Mari (1974) una guida alla progettazione per assemblare mobili da materiali di base usando solo un martello e chiodi, mostrata in parallelo con il design contemporaneo Open Source. La sezione presenta una serie di arredi modulari appena commissionata allo studio di design belga Open Structures.

Living with less (Vivere con meno)
Un idea ricorrente del XX secolo era che la carenza di alloggi poteva essere risolta con micro unità domestiche completamente attrezzate . La Total Furnishing Unit di Joe Colombo, (1972) unità multifunzionale per ogni esigenza domestica, è presentata attraverso disegni originali e un modello prodotto come parte dello sviluppo del progetto. Gli esempi contemporanei di ‘vivere con meno’ includono l’appartamento Hong Kong Transformer di Gary Chang (un micro appartamento con pareti mobili), il lavoro di Industrial Facility, studio di design di fama mondiale, e uno studio appena commissionato all’architetto Pier Vittorio Aureli sulle abitazioni minimali.

Living with others (Vivere con gli altri)
La sezione indaga il concetto di privacy nella casa e l’impatto dei media sul comportamento domestico, dalle prime distopie sovietiche fino agli anni ’80. Tra i riferimenti chiave figurano gli schizzi di Sergei Eisenstein per la Glass House, la Telematic House di Ugo La Pietra, l’Electro-Draft Excluder di Dunne & Raby, la Linen Cupboard House di Jurgen Bey e il film  Unfinvited Guests di Superflux. 

Domestic Arcadia
La sezione finale mette in discussione l’approccio funzionalista alla casa esplorando una visione alternativa che la vede come  luogo di forme organiche in armonia con il paesaggio naturale.
I mobili e gli interni del movimento del Radical Design italiano di Pietro Derossi, di Michele de Lucchi e Gaetano Pesce saranno confrontati, tra gli altri, al design contemporaneo dei fratelli Bouroullec.

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Superstudio, Supersuperficie era una proposta concettuale, una griglia universale che avrebbe permesso alle persone di vivere senza oggetti  in uno stato di nomadismo permanente. | Superstudio, Supersurface: The Happy Island, 1971. Image: The Museum of Modern Art, New York/Scala, Florence. 

Home Futures
7 novembre 2018 / 24 Marzo 2019
the Design Museum
Kensington High Street, W8 6AG, Londra
https://designmuseum.org/


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