Le ‘vere fotografie’ di Gianni Berengo Gardin in mostra al Maxxi di Roma

10-MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Una-Grande-Nave-Bacino-San-Marco-Venezia-2013

Le ‘vere fotografie’ di Gianni Berengo Gardin in mostra al Maxxi di Roma

“Per me la fotografia non deve essere costruita, deve essere vera, non per nulla ho fatto il timbro “vera fotografia”. Una foto buona può essere tecnicamente non a posto, ma esprime qualcosa, racconta qualcosa ( …) . Il timbro “vera fotografia” è nato con il digitale, perché ormai digitalmente si falsifica tutto e una foto modificata con il computer non è più una foto, non è quello che ha visto il fotografo, è un’illustrazione”. Gianni Berengo Gardin.


in copertina: Una grande nave in bacino San Marco, Venezia, 2013 © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

portrait-ritratto-Gianni-Berengo-Gardin-foto-Luca-Nizzoli-Toetti

ritratto di Gianni Berengo Gardin, foto di Luca Nizzoli Toetti

C’è molto di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930) in questa frase tratta da un’intervista rilasciata in occasione della mostra ‘L’occhio come mestiere‘ allestita in questo periodo al Maxxi di Roma.
C’è un modo di vedere la fotografia come documento capace di restituirci la memoria anche a distanza di molti anni e di farci entrare nella storia del nostro paese, e c’è la personalità di un grande fotografo che per definire se stesso afferma: “Molti mi dicono che sono un artista ma non ci tengo a passare per artista, sono un fotografo artigiano naïve, ho una cultura limitatissima e ho lavorato con le mani in camera oscura per cinquant’anni, dalla mattina alla sera”.

Anche chi non è particolarmente interessato alla fotografia non può non ricordare il progetto Grandi Navi a Venezia con il quale, nel 2014, Berengo Gardin ha fatto conoscere a un gran numero di persone (non solo in Italia) la questione del passaggio delle navi turistiche nel bacino di San Marco. Le immagini potenti e inequivocabili che hanno provocato in molti sussulti di indignazione hanno messo in relazione visiva il gigantismo di quelle navi da migliaia di tonnellate e la fragilità del paesaggio urbano veneziano, mostrando tutta l’assurdità di una consuetudine dettata da interessi commerciali miopi.
E non a caso proprio da Venezia – città con la quale Berengo Gardin ha da sempre legami molto forti – ha inizio la mostra: con una serie di foto realizzate negli anni ’50, con la documentazione della contestazione della biennale d’arte del 1968 e, appunto, con il lavoro più recente sulle grandi navi.
Il percorso espositivo che conta 195 fotografie alcune delle quali inedite, continua poi con Milano raccontata in gran parte attraverso la documentazione dei luoghi del lavoro – Alfa Romeo, Fiat, Pirelli e Olivetti – ma anche attraverso ritratti di personaggi come Ettore Sottsass, Gio Ponti, Ugo Mulas, Dario Fo.

2-MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Venezia-1960

Traghetto di Punta della Dogana, Venezia, 1960. © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia 

Altro capitolo fondamentale sono le fotografie scattate negli ospedali psichiatrici pubblicate nel 1968 nel volume ‘Morire di classe’ che, curato da Franco Basaglia, documentava per la prima volta le condizioni all’interno degli istituti in tutta Italia e che hanno contribuito alla formazione del movimento d’opinione che ha portato nel 1978 all’approvazione della legge 180 per la chiusura dei manicomi.
Altre immagini in mostra raccontano i popoli e la cultura Rom, di cui Berengo Gardin ha fotografato momenti intimi, feste e cerimonie; i borghi rurali e le grandi città; i luoghi della vita quotidiana; L’Aquila colpita dal terremoto; i cantieri, tra cui quello del MAXXI fotografato nel 2007; gli incontri dell’autore con figure chiave della cultura contemporanea fra le quali Dino Buzzati, Peggy Guggenheim, Luigi Nono e Mario Soldati.

Il percorso cronologico della mostra, a cura di Margherita Guccione e Alessandra Mauro, accompagna i visitatori in un viaggio nel mondo e nel modo di vedere del maestro offrendo una riflessione sui caratteri della sua ricerca: la centralità dell’uomo e della sua collocazione nello spazio sociale; la natura concretamente ma anche poeticamente analogica della sua “vera fotografia”; la potenza e la specificità del suo modo di costruire la sequenza narrativa, capace di costruire storie.

3-MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Oriolo-Romano-Viterb-1964

Oriolo Romano, Viterbo, 1964 © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia.

MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Istituto-psichiatrico-Colorno-Parma-1968

Istituto psichiatrico, Colorno, Parma, 1968 © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia.

7-MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Siena-1983

Siena, 1983 © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia.

1-MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Treno-Roma-Milano-1991

Treno Roma-Milano, 1991 © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia.

9-MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Genova-1998

Genova,1998 © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia.

6-MAXXI-Gianni-Berengo-Gardin-Taranto-2008

Taranto, 2008 © Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia.

GIANNI BERENGO GARDIN. L’OCCHIO COME MESTIERE
mostra temporanea
Maxxi, via Guido Reni, 4, Roma.
fino al 18 settembre 2022


link sponsorizzato


Altro a Roma

Roma

Roma


copyright Inexhibit 2022 - ISSN: 2283-5474