Il mondo degli oggetti contro la società dell’informazione nel nuovo libro di Byung-Chul Han

Byung-Chul-Han

Nel suo nuovo libro Undinge (“I non-oggetti”, non ancora tradotto in Italiano) il filosofo svizzero di origini coreane Byung-Chul Han scrive: “Le cose rappresentano punti fermi nella vita. Gli oggetti stabilizzano la vita umana nel momento in cui le donano continuità.”, secondo Han questa azione stabilizzatrice è però messa oggi in crisi dalla perdita di rilevanza che gli oggetti materiali stanno subendo sotto l’attacco dalle tecnologie e dall’economia digitali. “L’ordine digitale dematerializza il mondo trasformandolo in informazione. Non sono più gli oggetti ma è l’informazione a comandare il mondo.” afferma il filosofo “Non abitiamo più paradiso e regno terreno, ma il Cloud e Google Earth. Il mondo sta diventando progressivamente intangibile, nebbioso e spettrale”.

Notoriamente critico verso la società dell’informazione neocapitalista, Han descrive pessimisticamente il presente come un tempo in cui gli esseri umani stanno perdendo la capacità di stabilire relazioni e contatti reali con “l’altro da se’”, sia esso una persona o un oggetto, a favore di relazioni “immateriali” basate sullo scambio di informazione digitale. Una delle conseguenze di ciò è una forma di “auto-sfruttamento” volontario delle persone (che diventano inconsapevolmente il proprio unico mezzo di produzione e da cui originano varie forme di alienazione e disagio mentale) determinata dall’evoluzione dell’economia digitale “Oggi, ognuno è un lavoratore auto-sfruttante all’interno della propria impresa. E’ padrone e schiavo in una sola persona. Persino la lotta di classe si è trasformata in una lotta interiore contro se stessi.” 1)

Secondo Han, questo dominio dell’informazione non solo non ha alcun ruolo positivo né sulla società né sui singoli individui ma crea anche una commistione inestricabile di verita’ e di falsita’.
“Quello che conta è l’effetto a breve termine. L’efficienza rimpiazza la verità. Noi oggi rincorriamo l’informazione, senza acquisire conoscenza. Prendiamo nota di tutto, senza guadagnare consapevolezza. Comunichiamo costantemente, senza partecipare ad una comunità. Accumuliamo amici e followers, senza incontrare gli altri. Questo è il modo in cui l’informazione diventa una forma di vita: irreale e precaria”.

Ecco dunque che sostituendo alla sfera della cose quella della nuda informazione rinunciamo a quella capacità – “magica” la definisce Han – che hanno gli oggetti, soprattutto quelli ben progettati e quelli che hanno acquisito un valore memoriale, di aiutarci a capire il nostro ruolo nella vita, di insegnarci a relazionarci con mondo che ci circonda e di interrogarci su ciò che è vero e ciò che è falso.

1) Byung-Chul Han, “Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere ”, Notettempo 2016, p.13

Immagine di copertina: Byung-Chul Han, fonte: Facebook.


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