Il MAXXI di Roma rende omaggio a GIO PONTI

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‘GIO PONTI, Amare larchitettura’ al MAXXI fino al 13 aprile 2020

Al MAXXI di via Guido Reni la mostra ‘Gio Ponti, Amare larchitettura’, presenta l’opera uno dei più grandi maestri dell’architettura e del design italiano. Architetto, designer, art director, scrittore, poeta, critico, Gio Ponti ha attraversato il XX secolo segnandone profondamente il gusto, rispecchiandone le istanze più significative e anticipando molti temi dell’architettura contemporanea. A quarant’anni dalla sua scomparsa, il MAXXI gli dedica un percorso che mette in evidenza la sua poliedrica attività, sintesi unica di tradizione e modernità, storia e progetto, cultura d’élite e vivere quotidiano.

La Mostra

Organizzati in otto sezioni, i materiali archivistici, i modelli originali,  le fotografie, i libri, le riviste e i classici del design sono esposti accanto ai progetti architettonici, evocando concetti-chiave espressi dallo stesso Ponti, in un allestimento immersivo, fluido e dinamico.
Prima dell’ingresso in Galleria, il progetto fotografico di Thomas Demand racconta i modelli di edifici verticali conservati all’archivio CSAC e presenti in mostra. All’interno della Galleria, la sezione Verso la casa esatta ripercorre il tema della casa, centrale nella ricerca di Ponti, con la ricerca di uno spazio progettato per la vita moderna. Il percorso continua con un focus sugli Classicismi progettuali che Ponti ha intrapreso nel corso degli anni Trenta, quando importanti committenze hanno dato vita a progetti come la Scuola di Matematica di Roma, del 1934, o i due Palazzi Montecatini a Milano, del 1936 e del 1951.
La relazione tra architettura e ambiente naturale è esplorata in Abitare la Natura, dove trovano posto i progetti realizzati lungo le coste del Mediterraneo, mentre Architettura della superficie presenta gli edifici più noti di Ponti, come Villa Planchart a Caracas (1953-57) e l’Istituto italiano di cultura di Stoccolma del 1958. L’architettura è un cristallo celebra l’idea planimetrica della forma chiusa, finita, che dà vita a una pianta sfaccettata come un cristallo. Questa sezione raccoglie alcune grandi opere come il Denver Art Museum (1971) e la chiesa di San Carlo Borromeo a Milano, ma anche progetti di design; fra questi le posate per Christofle, le ceramiche per Marazzi, le maniglie per Olivari, i lavabi per Ideal Standard e la sedia Superleggera di Cassina. Leggerezza e smaterializzazione caratterizzano la sezione Facciate leggere, con la cattedrale di Taranto (1970), il grande magazzino de Bijenkorf a Eindhoven, i palazzi per i Ministeri di Islamabad.
Il percorso della mostra si chiude con la suggestione della città pontiana, fatta di grattacieli che si sviluppano in altezza e riducono l’occupazione di suolo per lasciare spazio al verde. Questa immagine emerge con forza nelle sezioni Apparizioni di grattacieli e Lo Spettacolo delle Città, ospitate proprio laddove il MAXXI di Zaha Hadid più si riavvicina alla sua città, ovvero a ridosso della grande vetrata che chiude la Galleria 5 del Museo per aprirsi verso il panorama della Roma del Novecento.

Amate l’architettura, la antica, la moderna. Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato – ha inventato – con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita.”( Gio Ponti, Amate l’architettura, 1957 )

GIO PONTI, Amare l’architettura è curata da Maristella Casciato e Fulvio Irace con Margherita Guccione, Salvatore Licitra, Francesca Zanella. In collaborazione conCSAC – Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma e Archivio Gio Ponti.

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GIO PONTI, Amare l’Architettura, MAXXI, Roma,viste della mostra
Foto: courtesy of MAXXI – © Musacchio /Jannello /Pasqualini

GIO PONTI, Amare l’architettura (Loving Architecture)
Maxxi, Museo delle Arti del XXI secolo
via Guido Reni 4a – Roma
Fino al 13 Aprile 2020


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