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“A Castiglioni”, la mostra alla Triennale di Milano fino al 20 gennaio 2019

Di FEDERICA LUSIARDI - ottobre 10, 2018

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E’ stata aperta al pubblico la mostra che la Triennale di Milano dedica ad Achille Castiglioni, organizzata in occasione del centenario dalla nascita di uno dei più grandi Maestri del design del Novecento.

In copertina l’ingresso della mostra “A Castiglioni” allestita alla Triennale di Milano.
Foto di Federica Lusiardi © Inexhibit.

L’eredità del suo approccio progettuale, sempre connotato dalla curiosità e dall’ironia, dell’ attività multiforme che ha spaziato dal design del prodotto agli allestimenti, all’insegnamento – prima al Politecnico di Torino e poi al Politecnico di Milano – è oggi custodita dalla Fondazione Achille Castiglioni, ospitata nello storico studio di piazza Castello, che ha come obiettivo quello di catalogare, archiviare, digitalizzare progetti, disegni, foto, modelli, video, frutto di oltre 60 anni di attività, svolta prima con i fratelli Livio e Pier Giacomo, poi dal 1968, da solo.

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sopra: la presentazione della mostra in Triennale giovedì 5 ottobre, al centro Stefano Boeri, presidente della Triennale di Milano, a sinistra Federica Sala e a destra Patricia Urquiola, curatrice della mostra. Foto di Federica Lusiardi © Inexhibit.
Sotto una foto ritratto di Achille Castiglioni.

Achille Castiglioni ha progettato più di 400 allestimenti temporanei per mostre e fiere e ha lavorato con innumerevoli aziende di settore, tra cui Alessi, Brionvega, B&B Italia, BBB Bonacina, Cimbali, Danese, Driade, De Padova, Flos – alla quale come designer è storicamente legato sin dalla nascita dell’azienda – Cassina, Moroso, Knoll International, Kartell, Zanotta.

La mostra, intitolata “A Castiglioni”, curata da Patricia Urquiola in collaborazione con Federica Sala, è stata possibile grazie alla collaborazione con istituzioni quali CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Università degli Studi di Parma, Fondazione ADI Compasso d’Oro, Museo Alessi, Museo Kartell, MUMAC Museo della Macchina per Caffè di Gruppo Cimbali, Fondazione Pio Manzù – Fondazione Manzoni Arte e Design Bergamo, con Sony Design e con gli archivi Flos, Cassina, De Padova, Zanotta, B&B Italia, CASVA gli archivi del progetto a Milano, Caccia Dominioni, Giovanni Sacchi, Ugo Mulas, Cesare Colombo.


A Castiglioni” non è una mostra cronologica, né un percorso univoco e temporalmente lineare. Nel corso della presentazione in Triennale, la curatrice Patricia Urquiola ha spiegato che la scelta condivisa con il comitato scientifico è stata di costruire un percorso nel quale la ricca mole dei materiali – mobili, lampade, utensili, progetti di allestimento e di architettura, fotografie e prototipi – è organizzata in gruppi, o cluster, che costituiscono i punti di incrocio di una rete concettuale, generando così traiettorie e rimandi che ogni visitatore può scoprire liberamente.

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sopra: viste della mostra “A Castiglioni” alla Triennale di Milano. Dall’alto in basso: la galleria di ingresso alla mostra con le riproduzioni ingigantite della lampada “Arco”; il mobile contenitore “Rampa”, una vista panoramica della mostra a piano terra e il tavolino “Cumano” prodotto da Zanotta. Foto di Federica Lusiardi © Inexhibit

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La scala che collega il primo e il secondo piano della della mostra “A Castiglioni” alla Triennale di Milano. Foto di Federica Lusiardi © Inexhibit

Si è sentito spesso usare – è successo anche nel corso della presentazione di Patricia Urquiola – il termine “umanistico” riferito all’atteggiamento che Castiglioni aveva rispetto al design del prodotto. Ma cosa significa esattamente? Il concetto più importante è che al centro dei suo metodo progettuale c’è sempre la relazione fra l’oggetto e le persone che lo useranno.
Nei progetti di interni domestici gli oggetti sono scelti e collocati nello spazio in relazione ai movimenti delle persone, a prescindere dallo stile (ma con grande eleganza), con un approccio informale molto attuale. Specialmente nei progetti di lampade, ma non solo, è chiarissima la volontà di arrivare a soluzioni che rispondono a utilizzi ben precisi : come deve essere fatta una lampada per leggere un libro stando seduti in poltrona? E una per illuminare il piano di tavolo, se quel tavolo un giorno verrà spostato?
Ancora più del famoso “componente principale di progettazione” – concetto ripetuto come un mantra a noi studenti durante i suoi corsi al Politecnico di Milano – ancora più dei singoli prodotti, ciò che colpisce, ed è ancora attuale di Castiglioni, è proprio la capacità di trovare soluzioni solo apparentemente “semplici”, che dichiarano tutta l’ attenzione per il rapporto fra gli esseri umani e le cose della quotidianità. Un’ attitudine che non ha perso un grammo del suo valore, e che nell’era del design ridotto ad immagine iconica, condivisa a milioni fra gli utenti di Instagram, apre infinite possibilità di discussione. Un consiglio ai giovani designers: andatela a vedere.

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Viste della mostra “A Castiglioni”, dall’alto in basso : lampada “Arco ” prodotta da Flos ; il cluster “Keep it simple” che tra gli oggetti più minimali accoglie la lampada “Luminator” e la “Libreria a ripiani appesi” ; le lampade a sospensione “Cocoon Taraxacum” e “Cocoon Viscontea” con diffusore in resina, sempre di Flos ; due delle installazioni interattive, in questo caso dedicate a “Sella”, sgabello per telefono e “Mezzadro” prodotti da Zanotta ; vista della mostra con al centro il radiofonografo stereofonico Brionvega RR126 ; lampade da tavolo a luce indiretta “Taccia” di Flos ; altra panoramica della mostra ; la poltrona Sanluca oggi prodotta da Poltrona Frau.
Foto di Federica Lusiardi © Inexhibit

 

A CASTIGLIONI
Triennale di Milano
6 ottobre 2018 / 20 gennaio 2019

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Una immagine della mostra “Le regole del gioco”, allestita nel 2015  nelle stanze dello studio Castiglioni, oggi sede della Fondazione Achille Castiglioni a Milano. Foto di Giovanna Silva, courtesy of Fondazione Achille Castiglioni.


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