Al Maxxi, Technoscape ci parla di architettura, ingegneria e innovazione tecnologica

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Al Maxxi, Technoscape ci parla di architettura, ingegneria e innovazione tecnologica

Con la mostra Technoscape, allestita al MAXXI di Roma, i curatori Maristella Casciato e Pippo Ciorra indagano la relazione fra architettura, ingegneria strutturale e innovazione tecnologica.
Le ragioni della scelta di un tema che potrebbe sembrare azzardato per un’istituzione culturale che si occupa di arte e architettura sono, a detta degli stessi curatori, essenzialmente due: da un lato la consapevolezza che le urgenze ambientali e sociali del nostro pianeta avvicinino inevitabilmente le discipline artistiche e quelle scientifiche, dall’altra, l’impressione che l’ingegneria stia spostando il campo d’azione dalle strutture e dai materiali “tradizionali” come cemento armato, ferro e vetro, a quello di tecnologie più complesse che introducono materiali sostenibili e inaspettati, fino a non molti anni fa estranei alla disciplina. Un esempio chiarificatore in questo senso viene dal progetto Natural Fibre Tectonics dell’Università di Stoccarda (Institute for Computational Design and Construction) che, in mostra, presenta il  Padiglione livMatS, una struttura realizzata in fibra di lino intessuta mediante una tecnica robotica.

in copertina: Foster + Partners, Eckersley O’Callaghan, Steve Jobs Theater, Cupertino, 2017. Foto di Nigel Young. Courtesy Nigel Young / Foster + Partners

Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI ha commentato: “Technoscape costituisce per noi una mostra-manifesto. Perché il MAXXI è il museo nazionale di architettura moderna e contemporanea, un punto di riferimento e confronto dal respiro globale e interdisciplinare.
Per riaccendere l’attenzione sui temi della vita urbana, della sostenibilità, della protezione dell’ambiente e dei territori. E perché è nel DNA del museo-laboratorio che siamo, esplorare e sperimentare il dialogo tra creatività, saperi e tecnologie diverse”.

Il percorso della mostra Technospace
Il racconto si snoda attorno a due sezioni: ingegneria della costruzione e innovazione tecnologica.
La prima sezione è organizzata in otto aree tematiche – gusci sottili; campate modulari; volumi sospesi; edifici alti; strutture reticolari; cupole; materiali alternativi; membrane leggere – ed è rappresentata da oltre 40 opere costruite dal dopoguerra ai nostri giorni, spesso frutto della collaborazione tra progettisti strutturali e maestri dell’architettura come Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Jörn Utzon, Louis Kahn, Renzo Piano, Rem Koolhaas, SANAA, Toyo Ito, Zaha Hadid, Kengo Kuma, Christian Kerez e molti altri. In mostra ci sono disegni, modelli, documenti d’archivio, video e fotografie d’autore, tra cui quelle di Walter Niedermayr, Iwan Baan, Ezra Stoller, Leonardo Finotti e Olivo Barbieri, solo per citare alcuni nomi.

La spinta attuale dell’ingegneria verso la sperimentazione tecnologica e la ricerca è invece indagata attraverso le installazioni di sette centri di ricerca universitari internazionali: ETH di Zurigo, Università di Stoccarda, Technische Universität di Berlino, l’Università per le arti applicate di Vienna, il Massachusetts Institute of Technology (MIT), Università di Princeton e la Fondazione Eucentre dello IUSS di Pavia, specializzata nella ricerca sull’ingegneria sismica.

Technoscape
dal 1 ottobre 2022 al 10 aprile 2023
Fondazione MAXXI | Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni, 4A – 00196 Roma | www.maxxi.art

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Walter Bauersfeld – Zeiss Planetarium, Jena 1922. Credit ZEISS Archive.

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Pier Luigi Nervi, Annibale Vitellozzi, Palazzetto dello Sport , Roma 1958-1960
Archivio Pier Luigi Nervi, Collezione MAXXI Architettura. Courtesy Fondazione MAXXI

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SOM, Broadgate Exchange House, Londra, 1990. © SOM

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Toyo Ito, Mutsuro Sasaki, ‘Meiso no Mori’ Municipal Funeral Hall, Kakamigahara (2006)
Courtesy Toyo Ito & Associates, Architects.

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livMatS Pavilion: Dettaglio del componente in fibra naturale
Credito © ICD/ITKE/IntCDC University of Stuttgart.

Il Padiglione livMatS offre un’alternativa praticabile ed efficiente in termini di risorse ai metodi di costruzione convenzionali e rappresenta quindi un passo importante verso la sostenibilità in architettura. E’ primo edificio in assoluto con una struttura portante interamente realizzata in fibra di lino avvolta roboticamente, un materiale rinnovabile naturalmente, biodegradabile e disponibile a livello regionale nell’Europa centrale.
(Estratto dalla presentazione del padiglione. L’articolo completo è disponibile in inglese a questa pagina) https://www.icd.uni-stuttgart.de/projects/livMatS-Pavilion/.


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Resilient Coasts: Forests and Adaptation, for “Technoscape. The architecture of engineers” MAXXI, Rome 2022. Courtesy Princeton University

I team di Guy Nordenson a Princeton e l’Eucentre di Pavia lavorano sul contrasto alle catastrofi naturali. Con Coste resilienti: foreste e adattamento il team americano si concentra sugli effetti del cambiamento climatico in termini d’innalzamento del livello dei mari, tsunami e maremoti.
Con Un mondo di rischi o un mondo a rischio? Il gruppo di Pavia lavora sul contrasto agli effetti dei terremoti, con un’attenzione particolare al nostro territorio nazionale.


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U2 – ILC Model. Edificio alto realizzato con elementi a U. Crediti: Anna Mendgen, Chair of Conceptual and Structural Design. TU-Technische Universität- Berlin

Technische Universität Berlin presenta i risultati della sua ricerca sul cemento iperleggero, materiale di grande resistenza, facilità d’impiego e impatto ecologico ridotto


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copyright Inexhibit 2022 - ISSN: 2283-5474