Colpo di genio o bizzarria? Il termovalorizzatore con pista da sci di Bjarke Ingels a Copenaghen

Luogo: Copenhagen, Country: Denmark

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Il termovalorizzatore CopenHill a Copenaghen di Bjarke Ingels Group; foto Aldo Amoretti.

Colpo di genio o bizzarria?
Il termovalorizzatore con pista da sci di Bjarke Ingels a Copenaghen

Ha fatto parecchio rumore l’inaugurazione, dopo un processo durato quasi nove anni, del termovalorizzatore CopenHill progettato da BIG – Bjarke Ingels Group sull’isola di Amager a Copenaghen.
Ma perché un impianto per la trasformazione dei rifiuti ha scatenato articoli e dibattiti sui giornali di mezzo mondo?
Spiace per gli sforzi di BIG di rendere “architettura” una tipologia di edificio spesso considerata puramente utilitaristica e poco interessante, ma la ragione è una sola: la pista da sci.

Sì, perché lo studio danese ha pensato che il lungo tetto a falda inclinata dell’impianto, necessario per ragioni tecniche, fosse perfetto per ospitare una pista da sci artificiale.
La pista, lunga circa 400 metri e coperta da un manto artificiale che la rende utilizzabile tutto l’anno, si staglia nel suo punto più alto 85 metri sopra la piatta campagna ai periferia della capitale danese. Per completare il quadro poi, BIG ha anche aggiunto una parete da freeclimbing, uno skilift, un sentiero “alpino” di quasi mezzo chilometro fiancheggiato da abeti che permette di raggiungere la cima dell’edificio e una sorta di bar/rifugio per il ristoro degli sportivi.

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La pista da sci (foto Rasmus Hjortshoj) e il “sentiero alpino” che conduce in cima alla pista (foto Laurian Ghinitoiu).

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Un’assonometria schematica del tetto inclinato; immagine BIG – Bjarke Ingels Group

L’idea è venuta a Bjarke Ingels notando che gli abitanti di Copenaghen sono disposti a sobbarcarsi lunghi viaggi per raggiungere una qualunque località sciistica (la Danimarca non è nota per le sue montagne mozzafiato) e che l’area, un tempo caratterizzata da impianti industriali oggi dismessi, era stata colonizzata spontaneamente da strutture sportive e per il tempo libero. Nell’originale progetto di concorso era anche previsto che la ciminiera dell’impianto emettesse anelli di fumo, ma ci si è presto resi conto che il volume di vapori emessi non sarebbe mai stato sufficiente ad ottenere l’effetto voluto.

Dopo l’inaugurazione dell’edificio, avvenuta il 4 ottobre 2019, le reazioni alla ”invenzione” dello studio danese sono state molteplici e di segno diverso; c’è chi l’ha esaltata, definendola geniale e sovversiva, e chi, al contrario, ci ha visto solo una stranezza volta a impressionare un pubblico di bocca buona. Rowan Moore ha scritto sul Guardian che l’impianto “è un emblema della cultura del “perché no?” e del “perché lo possiamo fare” che in questo periodo si fa strada in molte città moderne”.

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Foto Laurian Ghinitoiu

In realtà il progetto, costato quasi mezzo miliardo di euro, è molto più della sua componente  ludica.
In primis, è il tentativo di trasformate un inceneritore da 41.000 metri quadrati in un edificio iconico. Abbiamo già visto tentativi simili – ad esempio i termovalorizzatori di Bolzano e Brescia, il Martin Biopower di van Egeraat a Roskilde, l’impianto progettato da Schmidt Hammer Lassen a Shenzen – ma non c’è dubbio che la potenza visiva dell’opera di BIG la renda un esempio del tutto unico.
L’enorme edificio cuneiforme è stato rivestito da centinaia di “blocchi” in alluminio, impilati come enormi mattoncini Lego, per dare continuità visiva sopra la sottostante struttura in acciaio e calcestruzzo. Allo stesso tempo, la forma a spirale conferisce dinamismo ad una enorme costruzione che rischiava di risultare altrimenti tozza e pesante.

Un secondo elemento è la volontà di rendere visibile il processo di trasformazione dei rifiuti in energia – tra i più efficienti al mondo, capace di convertire 440.000 tonnellate di rifiuti all’anno in calore ed energia per 150.000 abitazioni di Copenaghen – sia attraverso un ascensore panoramico che si apre sul complesso sistema tecnologico contenuto all’interno, che integrando nell’impianto un centro di documentazione di 600 metri quadrati per il pubblico. L’idea, di per sé difficilmente contestabile, è di aprire alla frequentazione dei cittadini un edificio che di norma viene considerato chiuso e inavvicinabile se non addirittura ostile.

E dunque, se l’idea della pista da sci artificiale è per molti versi criticabile, non c’è dubbio che sia BIG che la committenza abbiano ottenuto l’effetto voluto. Da un lato sono riusciti ad attirare  l’attenzione sul progetto nel suo complesso e dall’altro hanno trasformato un “banale” impianto tecnologico in un argomento di discussione e confronto. E allora, why not?

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Vista a volo d’uccello; foto Laurian Ghinitoiu

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La sala caldaie all’interno del termovalorizzatore vista dall’ascensore vetrato per il pubblico; foto Søren Aagaard

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Sezione longitudinale e pianta della copertura; immagini BIG – Bjarke Ingels Group

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Immagine Dragoer Luftphoto.


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