Quando l’URSS voleva reinventare il computer – il progetto SPHINX

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Lo SPHINX, fotografia pubblicata in orgine nel 1987 sulla rivista russa Technical Aesthetics.

Quando l’URSS volle reinventare il computer – il progetto SPHINX

Quando pensiamo alla tecnologia di quella che fu la Russia Sovietica pensiamo allo Sputnik, alle Soyuz, ad aerei come il Tupolev 144 (il famoso “Concordski”), o ad enormi sommergibili nucleari.
Difficilmente pensiamo a prodotti elettronici o computer, e la cosa non deve stupire.
Dopo un promettente periodo iniziale, negli anni ’50 e ’60, in cui sotto la guida di pionieri come Sergey Lebedev si sperimentarono prodotti che sarebbero stati innovativi all’epoca anche in occidente, il design dei prodotti elettronici sovietici e degli altri paesi del Patto di Varsavia sembrò avvitarsi, con poche eccezioni, su una pedissequa imitazione dei più popolari computer, radio, TV e altri dispositivi tecnologici di produzione occidentale, in particolare americana e tedesca.

Computer parade East Germany


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In questa immagine di una parata a Berlino nel 1987 si vedono alcuni esemplare di uno dei pochissimi progetti originali di computer sviluppati in un paese del socialismo reale, si tratta del VEB Robotron PC 1715 prodotto nella Germania dell’Est; foto Thomas Uhleman / Bundesarchive.

In realtà, da questo lato della Cortina di ferro, era difficile rendersi conto che la società russa ribolliva di tentativi ed esperimenti molto interessanti, dato che – per ragioni politiche, culturali o anche semplicemente di lingua –  difficilmente uscivano dai confini russi. Alcuni di quegli esperimenti, sebbene non siano mai diventati veri e propri prodotti anche a causa della caduta dell’impero sovietico nei primi anni Novanta, mostrano elementi di inventiva e creatività che ci possono insegnare qualcosa, ancora oggi.

Uno di questi, forse il più sorprendente, è il progetto SPHINX.

Si tratta di un sistema avveniristico, concepito negli anni Ottanta da un geniale, e poco noto, designer e ingegnere russo, Dmitry Azrikan, all’interno della celebre scuola di design VIINITE  a San Pietroburgo (il nome della scuola, chiusa nel 2013, era un acronimo per “Istituto di Ricerca Unificato per l’Estetica Tecnica” in Russo).
Progettato nel 1986, SPHINX (a sua volta un acronimo per “Sistema Integrato di Comunicazione Superfunzionale”) non era solo un computer, come potrebbe sembrare, ma un vero e proprio sistema integrato di automazione domestica, intrattenimento, comunicazione, tele-lavoro e perfino tele-diagnostica medica. Il progetto era stato commissionato alla VIINITE dal Comitato di Stato per la Scienza e la Tecnologia, dipendente direttamente dal governo sovietico, al fine di creare “un computer rivoluzionario”.

Dmitry Azrikan

L’ingegnere e designer di origine russa Dmitry Azrikan, il “padre” dello SPHINX.

Il cuore del sistema era una “unità di memoria” modulare composta da un’unità di elaborazione centrale alla quale si connettevano tre espansioni di memoria di forma triangolare. Questa configurazione era pensata per consentire a più utenti, ad esempio ai diversi membri di una famiglia, di eseguire in multitasking programmi diversi in contemporanea.

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Il cuore del sistema SPHINX era una unità di elaborazione centrale di forma triangolare a cui si connettevano tre moduli di memoria addizionali; foto pubblicata originariamente sulla rivista Technical Aesthetics, 1987.

Il sistema avrebbe dovuto rimpiazzare tutti gli accessori tecnologici presenti in un’abitazione, computer, telefono, televisione, radio, stereo, ecc. Per fare ciò esistevano una serie di periferiche dedicate, ovvero:

– Un grande televisore a schermo piatto con due diffusori acustici satellite a forma di sfera, per l’home entertainment e la tele-conferenza.

– Una o più unità da tavolo – da utilizzare come personal computer, per comunicare e per vedere film e foto – composta da tastiera, monitor LCD a 15:9 da 19 pollici, casse piatte, cuffie stereofoniche senza fili e un telefono integrato opzionale. L’unità non possedeva un mouse, ma una serie di tasti direzionali triangolari integrati nella tastiera.

– Un telecomando dotato di mini-schermo LCD, microfono e altoparlante per controllare in modo remoto il sistema, che poteva anche essere usato come computer palmare.

– Erano anche previste alcuni dispositivi indossabili futuribili (che non furono mai prototipati) tra cui uno smartwatch, delle smarcard, e un paio di occhiali a realtà aumentata.

La comunicazione tra le varie parti del sistema avveniva via radio, mentre quella con l’esterno sfruttava la rete telefonica.

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Il prototipo del sistema SPHINX, oggi esposto al Museo del Design di Mosca; foto MDM.

In genere tutto il design del sistema era basato  su forme geometriche elementari – rettangoli, triangoli e cerchi – e su una palette di colori – bianco, giallo, arancione, blu e azzurro – accuratamente studiata per identificare facilmente le varie funzioni. Il design dallo stile minimalista è quello caratteristico della VIINITE che, ispirandosi al design aerospaziale, prestava grande attenzione a semplicità, leggerezza e riduzione delle componenti non necessarie.

Il programma prevedeva di installare il sistema SPHINX in modo diffuso nelle case russe entro l’anno 2000 ma le difficoltà economiche e politiche dell’Unione Sovietica culminate con il suo collasso nel 1991 (Dimitri Azrikan lasciò la Russia per il Canada, dove vive ancora) posero fine al progetto che non superò mai la fase di prototipazione e che oggi appare il canto del cigno e il testimone silenzioso di un’epoca di contraddizioni e drammi ma anche di grandi speranze e geniali intuizioni.

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La tastiera e il telecomando dello SPHINX evidenziano il design geometrico del sistema, di  ispirazione costruttivista; foto pubblicata su Technical Aesthetics, 1987.


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copyright Inexhibit 2019 - ISSN: 2283-5474

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