I musei dove gli oggetti (reali) ci parlano delle storie d’amore

Luogo: Zagreb, Country: Croatia
I musei dove gli oggetti (reali) ci parlano delle storie d'amore
Testo di Inexhibit.com
Immagini: vedi le dida

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I musei dove gli oggetti (reali) ci parlano delle storie d’amore

Pochi giorni fa mi è capitato di leggere un articolo a proposito di un curioso museo di Zagabria.
Il museo si chiama “Museum of Broken Relationships”, tradotto suona come “museo delle relazioni spezzate”. Facile intuire che stiamo parlando di storie d’amore finite, ma cosa c’entra un amore finito con un museo? La storia, in breve, è questa: gli ideatori del museo, ovvero Olinka Vistica, produttrice cinematografica e Drazen Grubisic, scultore, decidono di dare vita al progetto che li avrebbe portati a realizzare il “Museum of Broken Relationships” nel momento in cui la loro relazione giunge, amichevolmente, al termine e si pone il problema di chi fra i due debba tenere con sé un oggetto, nel caso specifico un orso di peluche, che per entrambi ha un grande significato.
Sono consapevoli, Olinka e Drazen, che se la vita delle persone è scandita da eventi che vengono condivisi con gruppi più o meno ampi di persone – nascite, matrimoni, funerali, anniversari – non così è per le storie d’amore che finiscono, nel migliore dei casi, nel silenzio privato della coppia. Così, dopo aver raccolto adesioni al loro progetto e raccolto moltissimi oggetti a testimonianza di storie di coppia finite, i due trovano finalmente uno spazio di 300 metri quadrati nel palazzo Kulmer, un edificio barocco situato nella parte più suggestiva di Zagabria, che diventa il deposito aperto al pubblico degli oggetti che testimoniano delle sofferenze provocate da una perdita.
Nel 2010 il “museum of Broken Relationships” ha vinto l’EMYA Kenneth Hudson Award come il progetto museale più innovativo e audace in Europa. Il museo oggi conta 120mila visite all’anno, il 95 per cento sono turisti.

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Museum of Broken Relationships, Zagabria; foto Nataša Njegovanović.
Copertina: biscotto di zenzero a forma di cuore, foto di Ana Opalić.

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Museum of Broken Relationships, Zagabria, foto di Mare Milin.

L’esistenza di questo museo mi ha fatto pensare ad un altro caso particolarmente interessante, ovvero il Museo dell’Innocenza, (Masumiyet Müzesi) nato dall’idea di Orhan Pamuk; un luogo nel quale sono esposti gli oggetti (reali) che costituiscono lo scenario nel quale si muovono i protagonisti del suo romanzo omonimo. Un luogo nel quale Pamuk ha voluto legare indissolubilmente la storia d’amore fra i due protagonisti del libro e la realtà tangibile degli oggetti che il protagonista colleziona ossessivamente per non perdere il ricordo di un amore travolgente e impossibile. Ha affermato Pamuk “Voglio collezionare e mettere in mostra i “veri” oggetti di una storia di fantasia in un museo e scrivere un romanzo basato su questi oggetti”.

Sono due le cose che mi colpiscono di queste storie: la prima riguarda in particolare il caso del “museum of Broken Relationships” di Zagabria: perché mai due persone che si stanno lasciando sentono il bisogno di condividere la loro dolorosa esperienza? In epoca di social network questo a molti sembrerà normale, ma è singolare che si decida di rendere pubblica una vicenda lacerante come una separazione e non, come sempre accade, fantastici luoghi di vacanza, boutique lussuose o feste di compleanno. Forse la necessità di apparire, di sentirsi parte di un racconto vince comunque sul pudore, o forse come dice Drazen, molti hanno sentito, e sentono, la stessa spinta che ha guidato i due ideatori a voler conservare, di ogni storia, comunque, un ricordo positivo.

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Museum of Broken Relationships, Zagabria; alcuni degli oggetti della collezione: Ascia , Libri, Manette. Foto di Ana Opalić.

La seconda riflessione, forse più interessante, è che in entrambi i casi le protagoniste assolute sono le cose. Nel nostro tempo, così connotato dall’ansia di smaterializzare, rendere tutto leggero e veloce, gli oggetti fisici hanno ancora un ruolo nel racconto della realtà? Da un lato Pamuk mette in scena un luogo legato a una storia letteraria, dove gli oggetti collezionati dal protagonista del romanzo sono tridimensionali e concreti. Dall’altro c’è uno spazio saturo di cose vere: libri, scarpe, abiti, orsetti, dolci, utensili, che sono appartenuti a persone reali e che sono testimoni della fine – e quindi dell’esistenza- di una storia d’amore. Ma allora gli oggetti – con tutta la loro matericità, il loro peso, la loro consistenza fisica, il loro odore e le imperfezioni causate dall’usura e dal tempo passato – sono gli unici ancora capaci di farci entrare davvero in una storia? Sembrerebbe di sì, con buona pace del mondo digitale che invade i nostri smartphone.

A proposito, il “museum of Broken Relationships” ha aperto anche una succursale permanente a Los Angeles.

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Museum of Broken Relationships: https://brokenships.com/

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Il “Museum of Innocence” è ospitato in un edificio nel quartiere di Çukurcuma Beyoğlu, Istanbul, Turchia.

Masumiyet Müzesi – Museum of Innocence
https://masumiyetmuzesi.myshopio.com/

 

 


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